A furia di farci bere fesserie, gran parte della stampa nazionale si è giocata da tempo ogni credibilità. Perciò non meraviglia se il giorno in cui l’Italia si ferma per uno sciopero generale, il giornale della Confindustria – Il Sole 24Ore – apre la prima pagina sostenendo l’esatto contrario della realtà, con la storiella che la Manovra di Draghi aiuta di più chi ha i redditi minimi. Una balla che però scompare di fronte alle smancerie riservate dall’Economist al nostro premier, che avrebbe preso in carico un’Italia allo sbando e ne ha fatto a livello globale “il Paese dell’anno”. Un bel complimento se non fosse che in tanti non ce ne siamo accorti, o – se preferite – che la proprietà di questo settimanale britannico è dell’ex Fiat, che in casa nostra ripete le stesse cose con Repubblica, La Stampa e un buon numero di altre testate, ben emulate da quotidiano e tv di tutti gli altri grandi editori. Voci che evidentemente da sole non bastano per convincerci tutti su quanto è bravo Mario nostro da Palazzo Chigi. E allora ecco che arriva in soccorso un po’ di retorica internazionale. D’altra parte i padroni dei grandi giornali lo sanno che alla carta stampata di casa nostra non crede più nessuno, anche se continuano a tenersela stretta, pur di assicurarsi ciascuno una clava con cui bastonare chi disturba gli affari. Il prezzo da pagare è quello di perdere ogni anno fiumi di milioni (e di lettori). Cosi, sfidando il senso del ridicolo, possono raccontarci che tutto va bene. Anche se milioni di italiani scioperano e fanno la fame.
Diretta governo, Di Maio: «Area di unità nazionale contro Conte e Salvini». Gelmini: «Mai avrei immaginato Lega e Fi come M5s»
...... «Al di là dei nomi quello che si sta delineando è un'area di unità nazionale che si contrappone sicuramente a Conte e a Salvini, ma anche a una destra che ha scommesso per far cadere questo Governo». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, parlando, con i giornalisti a margine di un incontro all'Interporto di Nola.
«La crisi di governo è stata innescata da Conte e dal M5S ma mai avrei potuto immaginare che Forza Italia e Lega si mettessero sullo stesso livello del M5S nel determinare in una stagione così difficile per il Paese la caduta del governo Draghi. È stato un gesto di assoluta irresponsabilità da cui non ho potuto fare altro che prendere le distanze. Proprio per questa ragione dopo tanti anni di militanza ho deciso di lasciare Forza Italia». Lo ha detto la ministra per gli affari regionali Mariastella Gelmini a Rtl 102,5.
Elezioni, Nicola Zingaretti verso la candidatura. Anche la Regione Lazio andrà al voto anticipato
Le dimissioni del premier Mario Draghi e le possibili elezioni politiche anticipate in autunno potrebbero avere delle ricadute anche sul futuro della consiliatura regionale del Lazio. Le indiscrezioni circolate in questi mesi che vedono Nicola Zingaretti interessato ad una candidatura in Parlamento, con la crisi di governo, sono diventate ancora più insistenti. A placare il clima di incertezza sono fonti interne alla Regione Lazio che escludono un possibile election day con le Politiche. Nel Lazio, dunque, l'esperienza del campo largo targato Pd e che tiene dentro M5s e Azione sembra destinato a resistere e ad andare avanti, con una forbice di possibile voto ricadente tra ottobre e gennaio. In ogni caso «in Regione Lazio- assicurano le fonti - la maggioranza c'è e andrà avanti, non c'è una crisi politica». Inoltre viene escluso un possibile election day con le politiche perchè «una eventuale e possibile candidatura di Nicola Zingaretti in Parlamento non è incompatibile con la sua permanenza. Quindi, la legge gli consente comunque di ricoprire la carica di governatore».
Il primo sondaggio dopo la crisi. Corsa del centrodestra, sorpasso clamoroso
La data delle elezioni politiche è stata decisa: si voterà il 25 settembre e i partiti hanno a disposizione due mesi per presentarsi agli italiani. Sul consenso alle forze politiche è probabile che peserà il giudizio degli elettori sulla crisi di governo. L'ultimo sondaggio, quello che tiene conto di quanto successo nelle ultime ore, è stato presentato nella puntata di giovedì 21 di Zona Bianca, il talk show di Rete 4, La rilevazione dell'istituto di sondaggi Tecné riporta al vertice un testa a testa tra Fratelli d'Italia e Pd, con il partito di Giorgia Meloni che primeggia nelle intenzioni di voto: 23,5 per cento contro il 23,1 del partito di Enrico Letta. Segue la Lega con il 14,6 per cento, poi il sorpasso clamoroso di Forza Italia (10,6 per cento) sul Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte che scende sotto la sdoppia cifra: 9,4. Il ticket Verdi con Sinistra italiana vale il 4,1 per cento, poi troviamo le forze che gravitano intorno al 2% come Italia viva di Matteo Renzi (2,8) e Italexit di Gianluigi Paragone (2,5).
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"La fine del Governo Draghi farà bene al M5S. Ma stia a sinistra del Pd". Parla il sociologo del Lavoro, De Masi: "Il ruolo di Conte marginale nella crisi"
Il Governo Draghi è giunto al capolinea. Secondo lei professor Domenico De Masi, sociologo del Lavoro tra i più accreditati in Italia, a chi si devono attribuire le maggiori responsabilità di questa crisi?
“Avendo Mario Draghi la maggioranza assoluta in Parlamento, se non si fosse dimesso, la settimana scorsa, avrebbe potuto tranquillamente proseguire. Dunque è lui la causa della crisi. Nulla gli impediva di continuare”.
Si è trattato di un atto di irresponsabilità lasciare?
“Si vede che per i suoi calcoli e per le sue esigenze personali era la soluzione migliore. Il pallino era tutto nelle sue mani e ha fatto una scelta precisa. Non è più presidente del Consiglio né presidente della Repubblica, quindi le due massime cariche dello Stato gli sono state precluse. In entrambi i casi dal Parlamento. Ma nel caso del Quirinale sarebbe stato felice di esser eletto. Nel secondo caso ha mosso le pedine in modo che questo fosse l’esito. Non solo nel primo discorso ma anche nella replica non ha mostrato alcun cedimento. Ha detto queste sono le mie condizioni se vi piacciono bene sennò arrivederci”.
Lega e FI volevano una rinnovata squadra di Governo senza M5S. Una proposta irricevibile per il premier. A che gioco stanno giocando Salvini e Berlusconi?
“Sul comportamento di Lega e FI fa riflettere il ruolo dei media. Per 5 giorni si è parlato solo dei 5Stelle quando il vero problema erano Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. I media se ne sono accorti mercoledì che il problema non erano i 5Stelle. Un’autentica vergogna. I veri protagonisti della fuga di Draghi sono stati Salvini e Berlusconi, il M5S è stato marginale”.
La strategia di Conte paga. Attivisti e territori sono con lui. In troppi davano per scontato che una volta arrivati al requiem del governo Draghi, il M5S sarebbe scomparso.
A leggere gli articoli e le dichiarazioni dei giorni passati, in tanti, troppi, davano per scontato che una volta arrivati al requiem del governo Draghi, il M5S sarebbe scomparso. Si sarebbe spaccato a metà, vittima di nuovi fuoriusciti (governisti) che avrebbero sconfessato la linea di Giuseppe Conte, condannandolo così all’estinzione politica. In troppi davano per scontato che una volta arrivati al requiem del governo Draghi, il M5S sarebbe scomparso. Ebbene, il giorno della fine del governo è arrivato. Il presidente della Repubblica ha sciolto le Camere e deciso la data delle prossime votazioni (25 settembre). Ma la profezia dei tanti soloni che popolano salotti televisivi e colonne dei quotidiani hanno preso un palo enorme: al di là di Soave Alemanno (Carneade della politica, di fatto ininfluente per i destini pentastellati), nessuno ha abbandonato Conte.
Non l’ha fatto Davide Crippa, non l’ha fatto Federico D’Incà, non l’ha fatto Fabiana Dadone. Piena convergenza con la linea del presidente M5S. Che, c’è da dirlo, è stato aiutato in questo dall’arroganza e dalla saccenza del presidente dimissionario Draghi che, pur potendolo fare, ha preferito non riservare alcuna apertura ai pentastellati. Ed è da questa ritrovata coesione che ora il Movimento vuole e deve ripartire. “Ciò che più fa piacere – spiega una fonte molto vicina a Conte – è che Giuseppe ha ricevuto plausi da tanti attivisti e territori”.
GIORGIA MELONI GIÀ SI VEDE PREMIER. MA SILVIO E MATTEO LE PREPARANO LA FESTA. FATTO FUORI DRAGHI ORA L’OBIETTIVO DI LEGA E FI È LA LEADER DI FDI
Giorgia Meloni già stappa spumante, prepara ipotetiche liste dei ministri, facendole circolare sui giornali, dimostrando così di sentire la vittoria elettorale in tasca. Dalle parti di Fratelli d’Italia, insomma, il voto sembra considerato un passaggio superfluo. La leader già si vede a Palazzo Chigi, ignorando le ambizioni dei suoi alleati-avversari. Certo, a oggi nessuno scommette su una divisione alle Politiche tra i principali tre partiti: saranno tutti insieme, soprattutto per conquistare il maggior numero possibile di collegi uninominali. Ma la competizione interna si annuncia alquanto serrata: Lega e Forza Italia non sono intenzionati a srotolare il tappeto rosso alla Meloni per portarla alla presidenza del Consiglio.
Del resto il regolamento interno, seppure non scritto, prevede da sempre che chi prende più voti, viene sostenuto come possibile premier. Per questo nelle ultime ore sta prendendo sempre più forma l’opzione della “lista unica” forzaleghista per sopravanzare Fdi anche solo di uno zero virgola.
Stipendi d'oro ai consiglieri. Con Gualtieri a Roma riparte la pacchia. Dal Pd alla Lega via libera agli aumenti. Ira M5S: "Altro schiaffo ai cittadini"
I consiglieri capitolini hanno messo le mani nelle tasche del Comune di Roma e si sono riempiti il portafoglio. In Campidoglio infatti è stata appena approvata una delibera che riconosce l’indennità agli eletti in aula Giulio Cesare che vedranno così i loro stipendi aumentare di almeno mille euro netti al mese, passando dai 2mila attuali a oltre 3mila. Si tratta di 2300 euro lordi in più rispetto alla cifra massima raggiungibile con il sistema dei gettoni che invece decade. Dopo il passaggio avvenuto pochi giorni fa in commissione bilancio, la novità aveva provocato non poche polemiche, ma alla fine la delibera è stata approvata senza alcun intoppo. Dei 35 votanti, infatti, gli unici a esprimersi contro il provvedimento sono stati i consiglieri del Movimento 5 Stelle, Linda Meleo, Daniele Diaco e Paolo Ferrara. Tutti gli altri, da destra a sinistra – Partito Democratico, Sinistra civica ecologista, Roma futura, Europa verde, Demos, Fratelli d’Italia, Udc-Forza Italia – hanno votato a favore.
Draghi si è dimesso, Mattarella verso scioglimento delle Camere. Il premier commosso in Aula. Altro strappo in FI, lascia Brunetta. Conte: «Puntavamo su un appoggio esterno, poi è saltato tutto»
Le notizie sulla crisi di governo in diretta. Il Capo dello Stato riceverà Elisabetta Casellati alle 16:30, Roberto Fico alle 17. Il presidente del Consiglio tornerà a Montecitorio alle 12.
• Ieri il governo ha ottenuto la fiducia al Senato e quindi è in carica. Draghi è però salito al Quirinale per dare le dimissioni.
• Mattarella pronto ad accettarle e sciogliere le Camere. In tal caso Draghi resta in carica per il disbrigo degli affari correnti.
•Il premier ha salutato emozionato i deputati: «Anche i banchieri centrali usano il cuore».
• Draghi sulla stampa estera: la preoccupazione dei media stranieri per la caduta del governo.
• Le elezioni anticipate potrebbero tenersi il 2 ottobre o il 9 ottobre.
«Forza Italia si è consegnata a Salvini, consegnando di fatto la competenza rappresentata da un premier come Mario Draghi nelle mani del populismo incoraggiato dal duo Conte-Salvini» . Lo ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi nel corso di un'intervista radiofonica. «A me questo dispiace e amareggia perché ieri eravamo riusciti in un mezzo miracolo: attraverso le petizioni avevamo raccolto, attraverso le piazze, più di centomila firme (OVVERO LO 0,16% DEGLI ITALIANI). Avevamo convinto il presidente del Consiglio a ritornare sui suoi passi. Invece il personale narcisismo è stato anteposto agli interessi del Paese», ha aggiunto il leader di Iv.
Mattarella “prende atto” delle dimissioni di Draghi: ora il governo rimane in carica per gli affari correnti. Ieri la rinuncia a mediare e la rottura con Lega e M5s
VERSO IL VOTO ANTICIPATO – Resa dei conti finale al Senato (la giornata di ieri). L’intervento del premier doveva essere risolutivo (leggi), invece precipita tutto (leggi). L’ultima replica è la premessa per l’addio (video). Conte: “Sprezzante, volevano cacciarci” (leggi). Commozione nel passaggio a Montecitorio (video).
Draghi sale al Quirinale. Sospesi i lavori della Camera
Draghi alla Camera annuncia le dimissioni: "Mi sto recando dal presidente della Repubblica, per comunicare le mie determinazioni". “Alla luce del voto espresso ieri sera dal Senato della Repubblica, chiedo di sospendere la seduta perché mi sto recando dal presidente della Repubblica, per comunicare le mie determinazioni”. È quanto ha detto, questa mattina (qui il video), il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso delle comunicazioni alla Camera sulla crisi di Governo. I lavori di Montecitorio sono sospesi fino alle 12.
Giorgia Meloni ha un problema. Una classe dirigente travolta dal malaffare. Una scia di guai da Milano a Palermo. E se sceglie così i futuri ministri...
Chi le sta vicino racconta che Giorgia Meloni stia già giocando alle figurine per il prossimo giro, ipotizzando un fantagoverno con ministri, sottosegretari e occupandosi con largo anticipo anche delle aziende di Stato dove poter far sedere i suoi fedelissimi. Dalle parti di Fratelli d’Italia, forti dei sondaggi sul centrodestra e della debilitazione del concorrente interno Matteo Salvini, quasi tutti sono convinti che la prossima classe dirigente del Paese sia una cucciolata meloniana e Giorgia Meloni, che non disdegna il potere come tutti i leader, è pronta a distribuire le prebende. L’abilità di scelta della classe dirigente però per FdI continua a essere un problema non da poco se è vero che solo ieri nel Comune di Terracina hanno arrestata la sindaca Roberta Tintari (leggi l’articolo) insieme a due suoi assessori e al presidente del Consiglio comunale. Ma gli arresti che pesano sul partito della Meloni sono sopratutto quelli in odore di mafia.
In Calabria, ad esempio, terra di conquista per FdI, il neo consigliere regionale di FdI Domenico Creazzo è stato arrestato nell’ambito di un’operazione antindrangheta della Dda di Reggio Calabria. Era febbraio. A luglio dell’anno scorso, dopo un altro filotto di arresti, il capogruppo di FdI alla Camera Francesco Lollobrigida aveva dichiarato che “gli anticorpi ci sono e funzionano”. Un mese dopo Giorgia Meloni in Calabria aveva fatto una sorta di “campagna acquisti” e il gruppo di Fratelli d’Italia alla regione era diventato in poche settimane il secondo nel Consiglio regionale, subito dopo quello del Partito democratico. Tra questi spiccava, Alessandro Nicolò, ex berlusconiano, e detentore di un bel gruzzolo di voti nella provincia di Reggio Calabria. Meloni lo aveva sponsorizzato come capogruppo in regione ed era una sorta di fiore all’occhiello della campagna calabra di Fratelli d’Italia. Ma ad agosto la polizia, su mandato della Dda di Reggio lo ha prelevato dalla sua abitazione e tradotto in carcere. Le accusa contestate a lui ed altri indagati sono a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno e tentata corruzione.
Uno Stato fondato sulla poltrona
Non c’è niente da fare: siamo una Repubblica fondata sulle poltrone. Solo per queste, infatti, salta il governo Draghi e con tutta probabilità anche la legislatura. Di fronte all’uscita dei 5 Stelle dalla maggioranza, maltrattati fino alla fine dal premier, l’Esecutivo aveva ancora i numeri e la disponibilità del Presidente del Consiglio per proseguire, facilmente convinto da una presunta richiesta di folle oceaniche di italiani.
A sorpresa, però, Berlusconi e Salvini hanno posto una nuova condizione: far diventare politico un Esecutivo nato per essere di unità nazionale. Una pretesa assurda, perché dai banchi del Movimento si era capito già dal mattino che Draghi con i suoi impegni fumosi sull’agenda sociale avanzata da Conte non aveva convinto nessuno, e di conseguenza avrebbero tolto il disturbo.
Cosa volevano allora Lega e Forza Italia? Semplicemente spartirsi le seggiole, sostituendo i loro stessi ministri scelti da Mattarella e non dai leader dei due partiti, e aumentarle con quelle liberate dal Movimento.
Una prova che tutto era orchestrato sono gli investimenti sui Social tornati a salire negli ultimi 3 mesi
Con due possibili sbocchi: un rimpasto per strappare qualche poltrona in più nel governo, come emerso dalla risoluzione poi ritirata, o tornare alle elezioni. Per carità, tutto legittimo. Ma di sicuro la trama è stata realizzata sotto traccia, visto che nel frattempo Salvini professava lealtà al numero uno di Palazzo Chigi, da porre in essere al momento opportuno con tanto di maldestro tentativo di addossare le responsabilità agli altri. La traccia da seguire è quella degli investimenti, sempre molto massicci, fatti su Facebook e Instagram: in tre mesi la Lega ha speso la bellezza di 44.080 euro, di cui 10.193 soltanto nell’ultimo mese. La pagina persona del segretario, Matteo Salvini, ha messo a disposizione dei post sponsorizzati 18.746 euro nell’ultimo trimestre e più di 4 mila solo nell’ultimo mese. Una macchina di propaganda a pieni giri che ha il sapore della campagna elettorale. E che si è fermata solo nell’ultima settimana, quando è stata aperta la crisi di governo con le dimissioni del premier.
Ma cosa sostenevano i leghisti? Il bersaglio preferito è stata la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, responsabile, secondo i messaggi diffusi a pagamenti sui social, di non gestire gli sbarchi. La titolare del Viminale era accusata, testualmente, di “non fare nulla” sulla gestione dell’immigrazione. Il testo, messo a corredo, non lascia grosso spazio a interpretazioni: “Immigrazione incontrollata oppure regole chiare? E tu, da che parte stai? Assistere allo sbarco di migliaia di immigrati clandestini senza far nulla oppure far rispettare le leggi? Tu da che parte stai?”.
IL DRAGHICIDIO DI SALVINI E BERLUSCONI. UNA MOSSA PIANIFICATA DA TEMPO. LA LEGA HA APPROFITTATO DELLE DIMISSIONI DEL PREMIER. E HA FATTO SALTARE IL BANCO
Una pugnalata che non è arrivata a sorpresa. Ma che è stata frutto di un’operazione ben pianificata. A cominciare dai social. Mentre il Movimento 5 Stelle affrontava la sua battaglia politica, a viso aperto, mettendo sul tavolo delle proposte da avanzare al governo, il centrodestra, con la Lega capofila ha attuato il piano lontano dai riflettori.
Gualtieri non perde il vizio. Copia dalla Raggi pure il Piano Rom. Il sindaco di Roma conferma lo sgombero del campo di Castel Romano
Stai a vedere che sui campi rom aveva ragione Virginia Raggi. Già perché il piano per il superamento di questi insediamenti, lanciato quasi due anni fa dall’ex sindaca tra mille proteste e critiche, è ancora l’unica risposta che ha a disposizione il Campidoglio. Insomma anche con l’avvento di Roberto Gualtieri, il quale non ha fatto menzione di come vuole affrontare il problema neanche nei suoi punti programmatici per i prossimi 180 giorni, la ricetta per chiudere i campi rom resta quella dell’ex prima cittadina. Proprio per questo non cambia neanche la road map degli interventi perché perfino lo sgombero di Castel Romano avverrà, come da programma di M5S, entro il prossimo mese di novembre. A spiegarlo in una nota è il consigliere capitolino pentastellato e vicepresidente della commissione Ambiente, Daniele Diaco, secondo cui “si procederà all’evacuazione delle 128 famiglie che ancora abitano quel campo rom”, come stabilito “dal Campidoglio con la pubblicazione di un bando per reperire enti del terzo settore che accompagnino i 600 ospiti in percorsi di accoglienza e inclusione.
Quarantena con terza dose: cosa fare se positivi o in caso di contatto stretto
Un vademecum per chi ha già fatto il booster anti Covid. Cosa devo fare se ho già fatto la terza dose di vaccino anti Covid ma contraggo il virus? E se sono asintomatico? E se ho un contatto stretto con un positivo? Il Green pass viene sospeso e come lo riattivo? Sono tante le domande che si affollano in questi primi giorni del 2022, soprattutto mentre i contagi continuano a crescere nel nostro Paese. Ecco dunque un vademecum per chi ha già fatto il booster (o completato il ciclo vaccinale da meno di 4 mesi) per aiutarlo ad orientarsi tra quarantena, auto-isolamento e tamponi alla luce delle nuove regole fissate dall'ultimo decreto del 30 dicembre scorso.
POSITIVO ASINTOMATICO. Per i positivi asintomatici che hanno già ricevuto la dose booster (o completato il ciclo vaccinale da meno di 4 mesi, cioè 120 giorni), la durata dell'auto-isolamento è di 7 giorni. Dopo questo periodo è necessario sottoporsi a un test antigenico o molecolare, l'esito negativo servirà a sbloccare il Green pass. Nel caso in cui il test sia effettuato presso centri privati abilitati, è necessario trasmettere alla Asl il referto negativo, anche con modalità elettroniche.
POSITIVO SINTOMATICO. Per i positivi sintomatici che hanno ricevuto la dose booster (o completato il ciclo vaccinale da meno di 4 mesi, cioè 120 giorni), l'isolamento dura invece 10 giorni. Anche in questo caso è necessario un test antigenico o molecolare negativo.
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Tutto ma non il Quirinale: cosa c’è dietro il gioco del silenzio di Draghi sul Colle
Il presidente del Consiglio ieri è rimasto in silenzio sul Colle. Ma la sua candidatura è ancora attuale. E il governo bis è il suo progetto. Però il centrodestra dice di volere Berlusconi. Mentre sogna Moratti. Tutto tranne il Quirinale. «Non risponderò a nessuna domanda sulla presidenza della Repubblica», è stata la premessa con cui il presidente del Consiglio Mario Draghi ha aperto la conferenza stampa sui decreti Covid e sull’emergenza Coronavirus. Rispettata, perché il premier è poi rimasto in religioso silenzio quando i giornalisti hanno provato lo stesso a solleticarlo. Anche annunciandogli che Silvio Berlusconi non intende sostenere un suo governo bis in caso di suo approdo al Colle. Una scelta in evidente contraddizione con l’incontro con i giornalisti di fine anno, quando Draghi invece per la prima volta decise di rispondere alle domande sul tema accettando di fatto la sua candidatura («sono un nonno al servizio delle istituzioni») ma vincolandola al prosieguo dell’esperienza del suo governo. L’ammissione di un errore.
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De Luca ironizza: “Ho visto Draghi camminare sulle acque del Tevere...”
“Se può fare piacere anche la Campania da oggi può dire che va tutto bene, che è tutto aperto, che il Covid è un raffreddore e, se volete, posso anche giurarvi di aver visto il presidente Draghi camminare sulle acque del Tevere”. Lo ha detto Vincenzo De Luca, presidente della regione Campania, ironizzando sullo scontro apertosi con il governo in relazione all’apertura delle scuole. “La mia sensazione - ha aggiunto il governatore, intervenuto a margine di una riunione del consiglio regionale - è che siamo chiamati tutti a dire, da qui all’elezione del presidente della Repubblica, che in Italia va tutto bene, che l’economia è aperta, che le scuole sono aperte e che viviamo nel migliore dei mondi possibili. Io penso che la lettura della situazione dell’Italia debba essere meno pacificata e un po’ più ragionevole”.
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I Comuni montani senza più tv. Giorgetti domani gli spegne tutto. Pronto lo switch off delle frequenze del nuovo digitale terrestre. Decine di migliaia di italiani a rischio oscuramento
Decine di migliaia di italiani senza nemmeno la possibilità di vedere la televisione. È l’ultimo regalo in arrivo da parte del governo dei Migliori, attraverso la mano di Giancarlo Giorgetti, destinato a intere comunità, che vivono in quei borghi spesso decantati come simbolo del Belpaese. E che, puntualmente all’atto pratico, vengono dimenticati. Lo switch off delle frequenze, previsto domani, sarà una mannaia per i residenti di piccoli Comuni situati in zone montane. MISE DISTRATTO. Il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti non ha ascoltato gli appelli arrivati negli ultimi mesi per evitare che si arrivasse vicini alla scadenza. E dire che molte della aree interessate sono roccaforti leghiste, sparse tra Lombardia, Veneto e Piemonte. Non è una questione esclusivamente settentrionale, ma una fetta consistente è localizzata nel Nord. Come programmato, quindi, i tecnici del Mise provvederanno a disattivare i ripetitori, che pure non sono di proprietà ministeriale.
Stefano Puzzer, il leader dei portuali No vax è positivo: «Ho preso il virus da mia moglie»
L'uomo ha diffuso un video via social: "Non sono felice...". Stefano Puzzer, il leader della protesta al Varco 4 del Porto di Trieste dell'ottobre scorso e poi più in generale della protesta contro il Green pass, è positivo. Lo ha detto lui stesso in un video diffuso sui social in cui afferma di essere a casa già da giorni. «Mia moglie ha fatto il tampone ed è risultata positiva, allora ho fatto il tampone anche io e sono risultato anche io positivo», racconta nei pochi minuti del consueto filmato. Puzzer precisa di «non essere felice» perché, una volta guarito, otterrà naturalmente il Green pass avendo sviluppato gli anticorpi, perché lui il Green pass ce l'ha «dal 15 ottobre».
Mai dire Quirinale. Il giorno delle scuse e della parola tabù
Draghi si è concesso un’esibizione di debolezza come fosse un atto di superbia, ammettendo il logoramento, tra Colle e Covid. Nessun Quirinale, niente. Meglio nessuna parola che tante parole per non dire niente. E però la domanda sul Quirinale non è stata un’assenza, ma una cancellatura, un frego, la traccia di una gomma che Mario Draghi, come il Cristo Cancellatore di Emilio Isgrò, ha strofinato subito sulle bocche dei giornalisti lanciando un’occhiata circolare o meglio, come direbbe Camilleri, una rapida taliàta torno torno: «questa conferenza stampa riguarda soltanto…e io dunque non risponderò».
Pur con qualche nuova ruga attorno agli occhi e con il collo ormai completamente ricacciato dentro al colletto bianco, la conferenza stampa “in difesa”, il catenaccio da “abatino” e il tono dimesso da condannato al patibolo del governare non si addicono a Mario Draghi, che aveva presieduto il consiglio dei ministri il giorno 5 ed è rimasto nascosto al mondo per 100 ore, riunito in conclave, consegnato alle ruminazioni di chi lo accusa di avere perso il tocco. «Non è vero che Draghi non decide» è l’esibizione di debolezza che si è consapevolmente concesso come un atto di vera superbia, ammettendo che logorato lo è davvero dalla vigilia quirinalizia troppo lunga, e con il covid accucciato sotto il tavolo, non come l’angelo della storia di Benjamin, ma come il diavolo della storia: «Avevo sottovalutato le critiche, me ne scuso e spero che questa conferenza stampa sia stata riparatoria».
Non aveva mai parlato così, Mario Draghi.
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Il lockdown affossa l'industria dei preservativi. E il re dei condom si dà ai guanti in gomma
La malese Karex produce un profilattico su cinque: "Negli ultimi due anni l'uso dei nostri prodotti è sceso del 40%". Le chiusure e i distanziamenti pesano più della convivenza prolungata con i partner. E i sistemi sanitari, concentrati sul Covid, hanno interrotto le distribuzioni di massa. L'osservatorio Coop: mercato italiano giù del 10%, il sesso scivola tra le priorità. La convivenza forzata tra le mura di casa non ha acceso l'industria dei profilattici, anzi. Più che il contatto prolungato con i partner ha potuto il distanziamento sociale, che ha abbattuto gli incontri occasionali e gli affari dei signori del condom. Questo racconta la parabola di Karex, colosso malese che produce un preservativo su cinque in circolazione nel mondo, il cui amministratore delegato Goh Miah Kiat ha lamentato al Nikkei Asia di aver subìto, negli ultimi due anni, fino al -40% dell'uso dei suoi prodotti.
Omicron corre, suona l’allarme per i No Vax: “In cinque mesi potrebbero contagiarsi tutti”
I No Vax hanno il doppio delle probabilità di infettarsi rispetto a un vaccinato e corrono quattro volte il rischio corso da chi si è già protetto con la terza dose, dice uno studio targato Cnr, elaborato per la Stampa. E questo significa che se con la variante Omicron oramai dominante al 90% continueremo a viaggiare al ritmo di circa 200 mila contagi al giorno, come – festivi a parte – è stato negli ultimi tempi, da qui a cinque mesi tutti i 5 milioni e 388 mila non vaccinati rischiano di infettarsi.
Niente test né mascherine Ffp2. Flop dei Migliori sulla scuola. Lo dice pure Bianchi: rischio chiusura in due settimane. E la Azzolina va all’attacco: tutto fermo ad un anno fa
Riprese le lezioni a scuola. Certo è che tra assenze, quarantene, genitori che hanno preferito tenere i figli a casa, ordinanze di sindaci e presidenti di Regione (Campania e Sicilia), e anche il Tar (leggi l’articolo), che ha bocciato proprio il rinvio fino a fine mese deciso dal governatore campano Vincenzo De Luca, la scuola riparte, ma a fatica. Senza dubbio. “Sarò sempre favorevole alla scuola in presenza, ma non basta dire ‘apriamo’…”, va alla carica l’ex ministra Lucia Azzolina (nella foto), che aggiunge: “Si facciano delle cose per aprire: sul tracciamento vedo solo annunci, la verità è che siamo fermi ad un anno fa. Per la scuola servono investimenti, avevamo messo 3 miliardi di euro l’anno scorso, quest’anno sono 350 milioni”. Sui dispositivi di protezione ha aggiunto: “Vanno date le Ffp2 a tutti, è surreale sentir dire oggi dal ministro Bianchi che la fornitura di mascherine sarà discussa al prossimo Consiglio dei ministri, non ci si poteva pensare prima?”.
Il Paese è in piena emergenza Covid ma per Draghi e Berlusconi l’unico pensiero sono i giochi per il Quirinale. Ultimatum di Silvio a Mario. Se il premier va al Colle Forza Italia lascia il Governo
Silvio avverte Draghi. Se il premier sarà eletto Capo dello Stato, Forza Italia uscirà dal Governo. E il premier risponde facendo scena muta sul Quirinale. L’Italia travolta dal Covid è ostaggio dei giochi per il Colle del nonno e del bisnonno. Una spinta ulteriore al bis di Sergio Mattarella arriva dal Partito democratico. Ma ancora più forte, seppure indirettamente, è giunta da Silvio Berlusconi, che ha aperto le danze per la Presidenza della Repubblica, preannunciando l’addio all’esecutivo nel caso in cui Mario Draghi dovesse traslocare a Palazzo Chigi. “Forza Italia non si sente vincolata a sostenere alcun governo senza Draghi a Palazzo Chigi, e, nel caso, uscirebbe dalla maggioranza”, ha detto. Quella che è la sua vera autocandidatuta suona come un endorsement all’attuale capo dello Stato. Il motivo è sotto gli occhi di tutti: Mattarella è l’unico profilo capace di tenere insieme tutti. E soprattutto sarebbe la definitiva messa in sicurezza della legislatura, il desiderio che anima la gran parte dei parlamentari di Forza Italia. Proprio mentre Berlusconi agita lo spauracchio delle urne se Draghi va al Colle.
Ritardo record sulla Manovra. Ma solo Conte dava scandalo. Da Italia viva alla Lega, un anno fa tutti protestavano. Ora che si è superata ogni decenza nessuno batte ciglio
Ricorsi alla Consulta, parole infuocate sul rispetto della democrazia, critiche veementi al ritardo record sulla discussione della Legge di Bilancio. In una frase, quella di Matteo Renzi: “Rispetto di tutti i livelli istituzionali”. Sembrerebbe il racconto del risveglio dei partiti nei confronti del governo Draghi, invece è solo il resoconto di quanto avveniva lo scorso anno, con il Conte bis, che effettivamente la Manovra finì per approvarla proprio sul gong. CHI RICORDA? Anche perché di mezzo c’era la seconda ondata della pandemia. Ma soprattutto bisognava fare i conti con le bizze degli alleati di Italia viva, che di fatto stavano già lavorando alla caduta dell’esecutivo. Rendendo il via libera del provvedimento un campo minato. Con l’arrivo di Mario Draghi alla presidenza del Consiglio, però, leader e parlamentari hanno accantonato la battaglia, legittima e sacrosanta, sulla tutela delle prerogative di Camera e Senato. Perché, stando a oggi, Palazzo Madama non ha ancora licenziato la Legge di Bilancio (qui la sintesi) e sicuramente Montecitorio dovrà votarla dopo Natale, senza nemmeno sfiorare il testo (leggi l’articolo). Ma, tra quelli che in passato si sono stracciati le vesti, nessuno batte ciglio. Basta citare proprio Renzi che, dagli scranni di Palazzo Madama, lanciava frecce avvelenate contro Palazzo Chigi: “Se il governo giallo-verde fa la legge di bilancio in quarantotto ore al Senato, si va alla Corte costituzionale, come hanno fatto i colleghi del Pd nel 2018. Se lo fa il Governo giallo-rosso si sta zitti? Non è possibile”. CREDIBILITà A INTERMITTENZA. L’ex Rottamatore ne faceva una questione di “credibilità”, rievocando anche la mossa dei dem, all’epoca del primo governo Conte, di sollevare il conflitto di attribuzione per la compressione del dibattito parlamentare. Altri tempi davvero: con i Migliori nemmeno si sussurra un’ipotesi del genere. Ma non solo gli italovivi si scatenavano sui tempi della manovra. Lo stesso faceva la Lega, che attraverso Vannia Gava, attuale sottosegretaria al ministero della Transizione ecologica, denunciava la stortura sulla manovra: “Ricordo che è arrivata con ben 35 giorni di ritardo, la stiamo discutendo alla vigilia di Natale e deve ancora fare il passaggio al Senato. In tempi così difficili non ve lo dovevate proprio permettere”.
Sui giornali Mario è un santo
Dal Mef altre balle sull’Irpef, ai poveri vanno solo due spicci. Per sconfessare Landini e Bombardieri il Governo diffonde tabelle che però confermano benefici maggiori per i ricchi
Con una sincronia perfetta nel giorno dello sciopero generale il ministero dell’Economia ha fatto uscire su molti giornali – vedi Il Sole 24 ore, La Stampa, il Corriere della Sera, Il Messaggero – una serie di tabelle e tabelline con le simulazioni dei benefici che si ottengono dalla riforma fiscale. Grafici che sbandierano aumenti fino all’11,9% per i redditi più bassi. Ma i sindacati non si lasciano ingannare. “Chi prende poco avrà ben poco e ci sono esempi molto precisi. Lo dico a quei giornali che oggi pubblicano delle tabelle: dite la verità, non fate le percentuali, prendete le buste paga dei lavoratori e si vede che se hai 15 mila euro di reddito il vantaggio è poco meno di 6-7 euro lordi al mese. Chi prende 5-6 volte di più, ha dei vantaggi di 7-800 euro l’anno. Questa è una ingiustizia”, denuncia Maurizio Landini (Cgil). “Oggi – aggiunge il numero uno della Uil Pierpaolo Bombardieri – abbiamo visto su tutti i giornali che il ministero del Tesoro si è premunito di dare tabelle che mettono insieme un sacco di cose: sull’aliquota Irpef che è stata illustrata e sulla riforma c’è un’anomalia che penso salti agli occhi di tutti, cioè il fatto che chi oggi guadagna 25mila euro ha lo stesso sgravio fiscale di chi ne guadagna da 90mila a 200mila”. In realtà dalle stesse tabelle del Governo emerge che in valore assoluto la riduzione massima dell’Irpef si registra a 40mila euro di reddito annuo, con un taglio di 945 euro che vale il 2,4 del guadagno lordo complessivo. A 15mila euro invece l’imposta si riduce di 336 euro. Insomma la sola riforma dell’Ipef non incide in alcun modo sui redditi bassi. A 10mila euro il taglio è di 90 euro per il single, con un familiare a carico diventa nullo. Il discorso non cambia se si guarda al beneficio complessivo che tiene insieme non solo gli effetti della riforma dell’Irpef ma anche l’arrivo dell’assegno unico e dello sgravio contributivo per il 2022 di 0,8 punti percentuali per le retribuzioni entro i 35mila euro.
Iss: incidenza schizza a 241 casi ogni 100mila abitanti. “E le terapie intensive sono vicine alla soglia critica”. Da lunedì 12 milioni di persone saranno in zona gialla
Altri territori abbandonano la zona bianca, mentre arrivano gli interventi da parte degli amministratori locali che introducono restrizioni in vista delle festività nel tentativo di scongiurare un ulteriore aumento dei contagi. In Emilia-Romagna anche Parma e Reggio Emilia hanno annullato i consueti festeggiamenti in piazza. Sei Regioni e 12 milioni di italiani passeranno il Natale in zona gialla. L’ufficialità arriverà venerdì con l’ordinanza del ministro Roberto Speranza e la misura entrerà in vigore come di consueto lunedì prossimo, ma i numeri danno la certezza del passaggio in zona gialla da lunedì di Liguria, Marche, Veneto e della provincia di Trento – salvo variazioni all’ultimo dovute però ad un aumento di posti nei reparti da parte delle Regioni e non ad un miglioramento dei dati – che si andranno ad aggiungere a Friuli Venezia Giulia, Calabria e provincia di Bolzano. È la conferma dei contagi in crescita e della pressione sugli ospedali che aumenta in tutta Italia, con gli amministratori locali che intanto introducono nuove restrizioni per le festività, il periodo che temono di più, viste anche le incognite legate alla variante Omicron. Infatti, Bologna si aggiunge alle altre città che già hanno rinunciato a un evento in piazza per Capodanno: il Comune ha deciso di annullare la festa in Piazza Maggiore. Mentre sempre in Trentino il presidente Maurizio Fugatti prova già ad aumentare le restrizioni e firma un’ordinanza che prevede l’obbligo di super Green pass anche per consumare al bancone.
La viceministra dello Sviluppo Economico Alessandra Todde: “Abolire il cashback aiuta gli evasori”
La viceministra dello Sviluppo Economico, numero due di Conte nel M5S: «Non capisco come alcune forze politiche, tra cui Italia viva, dedichino il loro tempo a cercare di affossare un aiuto indispensabile per cittadini in difficoltà». Alessandra Todde, vice presidente del Movimento 5 stelle e vice ministra allo Sviluppo economico, difende anche il reddito di cittadinanza: «È una misura a sostegno della dignità delle persone e ascoltare politici che propongono referendum per abrogarla mi lascia davvero perplessa».
L’ex candidato sindaco di Roma Enrico Michetti lascia il consiglio comunale dopo sole due settimane dall’elezione
Resterò sempre e comunque a disposizione di Roma Capitale per quelle che sono le mie specifiche competenze e senza che ciò comporti alcuna spesa a carico delle casse comunali”, ha spiegato Enrico Michetti che si concentrerà nel suo ruolo di presidente della Fondazione Gazzetta Pubblica Amministrazione. L'ex candidato è stato sconfitto al ballottaggio da Roberto Gualtieri e avrebbe dovuto guidare l'opposizione in consiglio comunale. Enrico Michetti, ex candidato del centrodestra come sindaco di Roma sconfitto da Roberto Gualtieri, lascia la carica di consigliere comunale dopo sole due settimane dalla nomina. Lo ha annunciato questa mattina affermando “La mia decisione di dimettermi dalla carica di consigliere comunale nasce dalla sempre più pressante consapevolezza dell’importanza di continuare ad assicurare in via prioritaria – nell’attuale contesto storico politico ed economico amministrativo – la formazione, l’aggiornamento e l’assistenza ad amministratori e funzionari pubblici. Un ambito a cui dedicherò il massimo impegno per proseguire il percorso di valorizzazione delle risorse umane della Pubblica Amministrazione”.
Da Onorato 300mila euro a Fondazione Open. E l’armatore suggerì a Lotti come modificare la legge sui marittimi (approvata 20 giorni dopo)
Nelle carte dell'inchiesta sui presunti finanziamenti illeciti alla cassaforte nata per sostenere le iniziative politiche dell'ex Rottamatore, spuntano il flusso di soldi dell'imprenditore e di Moby e, soprattutto, il carteggio tra con il deputato toscano una ventina di giorni prima dell'approvazione di un decreto legislativo che gli stava a cuore: "Basterebbe riscrivere la legge in questi termini". Trecentomila euro di donazioni alla Fondazione Open da un lato. Dall’altro le mail a Luca Lotti, tre settimane prima di un decreto legislativo sul riordino degli incentivi fiscali per le imprese marittime. Quindi il post sui social per ringraziare l’esecutivo guidato da Renzi: “Grazie Matteo: il primo governo che si prende a cuore i marittimi italiani”. Nelle carte dell’inchiesta sui presunti finanziamenti illeciti a Open, la fondazione nata per sostenere le iniziative politiche dell’ex Rottamatore, spuntano il flusso di soldi – in parte già noto – di Vincenzo Onorato e della compagnia Moby spa verso la ‘cassaforte’ renziana e, soprattutto, il carteggio tra l’imprenditore e Luca Lotti, ex braccio destro di Renzi. Per questo episodio, è bene chiarirlo, nessuno è finito sotto inchiesta.
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