Chissà cosa si aspettano gli esagitati che da giorni ingolfano i social invocando la rottura definitiva tra Conte e Grillo. Sulle pagine de La Notizia ne stiamo contando moltissimi, in gran parte però mai visti prima. Non è che tra questi tifosi della scissione ci stanno simpatizzanti di destra, di Renzi e del sistema contro cui si è sempre battuto il Movimento? Il sospetto è serio, anche perché se il garante e l’ex premier prenderanno strade diverse, Draghi con le Confindustrie varie e i partiti di complemento avranno campo ancora più libero per smontare quanto di buono è stato fatto dai due governi precedenti. Di questo sono consapevoli i 19 senatori 5S che ieri hanno firmato un appello a ricomporre la frattura interna. Esattamente come lo sono altri 10 senatori che hanno ritirato la firma dal documento più divisivo della prima ora. Segnali che hanno spinto Grillo ad affidare a un comitato la valutazione delle modifiche statutarie proposte da Conte, sospendendo così anche il voto per il direttorio. Dunque siamo davanti a un’apertura che più grande non si può, e che a meno di decisioni già prese dall’ex premier, non possono che spingere tutti a parlarsi e – con buone possibilità – ad andare avanti insieme. Se così sarà, nessuno avrà un ruolo più decisivo della comunità 5S, che non dovrà fare l’errore di soffiare sul risentimento o sulle parole dal sen fuggite. Mai quanto adesso l’unità è un valore, e invece di andare dietro ai pessimi consiglieri che hanno soffiato sul fuoco, chi tiene a Conte e al Movimento non può che sperare in un lungo percorso ancora insieme.
Nicola Cosentino condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa nell’appello del processo Eco4
Secondo l'accusa l'ex sottosegretario berlusconiano era il referente politico nazionale del clan dei casalesi, con il quale l'esponente politico aveva stretto un patto di ferro per ottenere appoggio elettorale in cambio di un contributo ai camorristi. Questo processo sarebbe morto se fosse già entrata in vigore la Riforma Cartabia. A novembre 2016 nove anni di carcere in primo grado. Ora 10 anni nell’appello di un processo che sarebbe morto se fosse già entrata in vigore la Riforma Cartabia. È la decisione dei giudici della quarta sezione del Corte d’Appello di Napoli, che hanno condannato per concorso esterno in associazione mafiosa Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia ed ex coordinatore regionale del Pdl Campania. La sentenza è stata pronunciata al termine del processo Eco4, dal nome del consorzio che si occupava della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti in diversi comuni del Casertano. In primo grado Cosentino, assistito dagli avvocati Stefano Montone e Agostino De Caro, era stato condannato a 9 anni di carcere (la richiesta era di 16 anni) e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per concorso esterno in associazione camorristica, con sentenza pronunciata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 17 novembre 2016, dopo oltre 140 udienze.
Concorso esterno, ex senatore di Forza Italia Antonio D’Alì condannato in appello a 6 anni: “Era a disposizione dei Messina Denaro”
L’ex senatore berlusconiano Antonio D’Alì è stato condannato a 6 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’Appello, al termine di un lungo iter processuale iniziato nel 2011. “E’ stato il politico a disposizione dei Messina Denaro, prima del vecchio don Ciccio e poi del figlio Matteo, tuttora ricercato”, ha detto il procuratore generale Rita Fulantelli, che al termine di una requisitoria durata due ore aveva chiesto la condanna a 7 anni e 4 mesi. La corte d’Appello inoltre lo ha interdetto per 3 anni dai rapporti con i pubblici uffici. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Il processo d’Appello bis ha avuto inizio dopo l’annullamento nel gennaio 2018 della Corte di Cassazione del precedente giudizio di assoluzione e prescrizione per i fatti precedenti al 1994. Anche in questo caso, come nel caso del processo d’appello a Nicola Cosentino concluso oggi, se fosse stata in vigore la riforma Cartabia sulla prescrizione, la sentenza non sarebbe stata pronunciata perché sarebbe già stato superato il limite di 3 anni previsti dal disegno di legge della ministra per reati di mafia.
La ministra Cartabia contro i pm antimafia: “La riforma non si applicherà ai loro processi”. Ma il testo e il codice penale la contraddicono
"I procedimenti puniti con l’ergastolo non sono soggetti ai termini dell’improcedibilità" e comunque "per i reati più gravi si prevede una possibilità di proroga", sostiene la ministra rispondendo al question time. Ma di per sè nè l'associazione mafiosa nè quella terroristica sono punite con l'ergastolo: gli appelli si estinguerebbero in tre anni. “Spesso in questi giorni si è detto che i processi di mafia e terrorismo andranno in fumo. Non è così“, perché “i procedimenti puniti con l’ergastolo non sono soggetti ai termini dell’improcedibilità” e comunque “per i reati più gravi si prevede una possibilità di proroga“. Durante il question time alla Camera, in risposta a un’interrogazione dei deputati ex M5S de “L’alternativa c’è” sulla riforma penale approvata in Consiglio dei ministri, la ministra della Giustizia Marta Cartabia liquida così le preoccupazioni espresse rispetto al testo da magistrati antimafia come Nicola Gratteri, Federico Cafiero De Raho e Alessandra Dolci, che hanno parlato di un’amnistia mascherata capace di minare addirittura la sicurezza del Paese, mandando in fumo anche procedimenti per reati di altissimo allarme sociale.
Hacker scatenati al concorso del Comune di Roma. L’ultima trovata per colpire la Raggi. Clonato il profilo dell’assessore capitolino De Santis. L’obiettivo: gettare ombre sul Campidoglio
Sembra esserci una maledizione dietro al concorso del Comune di Roma per l’assunzione di 1.512 dipendenti. Prima il sistema si è inceppato con alcuni candidati che hanno notato due risposte identiche in una singola domanda decretando l’annullamento della prova del 25 giugno scorso, poi la presunta truffa ai danni di un centinaio di partecipanti che è stata portata alla luce ieri. Un raggiro surreale consumato su Facebook dove i concorsisti sono stati contattati da un profilo, poi risultato falso, intestato all’assessore al Personale della giunta Raggi, Antonio De Santis (nella foto) con un messaggio in cui si legge: “Ciao vincitori, congratulazioni per la tua fortuna. Solo i fortunati saranno selezionati come vincitori e riceveranno un messaggio speciale da me”. Il testo, però, andava oltre chiedendo anche di registrarsi su un sito creato ad arte, inserendo i propri dati personali che erano, come accertato dagli agenti della polizia locale che hanno scoperto il raggiro, il vero obiettivo del hacker. Un caso su cui indagherà la Procura di Roma, con un fascicolo contro ignoti, per capire chi ci sia dietro al furto d’identità consumato nei confronti dell’assessore e di questa truffa online.
La destra ha già tradito l’Ambiente
Quando pensavamo di averle viste tutte, con l’armamentario delle destre più becere e oscurantiste di sempre dispiegato in esibizioni di crocifissi ai comizi, diritti civili lapidati in tv, persino la pretesa di non fare i vaccini a chi ha meno di 40 anni mentre c’è una pandemia, ecco che spuntano nuove vette inesplorate. L’ultima l’ha appena indicata il ministro Giancarlo Giorgetti (nella foto), cioè l’eminenza grigia della Lega, che ha chiesto di frenare la transizione ecologica se no un po’ di aziende non potranno più produrre i loro motori e impianti inquinanti. Nelle ore in cui Germania e Belgio piangono quasi duecento morti per un disastro dovuto ai cambiamenti climatici, il nostro ministro dello Sviluppo (e braccio destro di Salvini) ci rivela di essere rimasto ai Flintstones, oltre che dimenticare l’obiettivo a cui è vincolato gran parte del Recovery Plan. Limiti che in tanti casi, in passato, non hanno retto alle imposizioni di una politica ottusa e di poco respiro, genuflessa agli interessi dei padroni delle ferriere piuttosto che dell’ambiente e della casa comune. Questa destra arcaica e affarista è oggi al governo del Paese grazie alla promessa fatta da Mario Draghi al Parlamento italiano e alla Commissione europea di ben altro sostegno ai temi green.
A Voghera un assessore della Lega spara e uccide un marocchino di 39 anni nel corso di una lite. È stato arrestato. Salvini: “Altro che far west è legittima difesa”
È stato arrestato Massimo Adriatici, l’assessore alla Sicurezza della Lega di Voghera, comune in provincia di Pavia, accusato di aver sparato mortalmente a un 39enne di nazionalità marocchina nel corso di una lite. Il fatto è accaduto intorno alle 22 di ieri, davanti a un bar che si affaccia su piazza Meardi. I carabinieri di Pavia stanno procedendo con le indagini per chiarire la dinamica della vicenda. Adriatici, ora indagato per eccesso di legittima difesa, assessore alla Sicurezza nella Giunta di centrodestra guidata dalla sindaca Paola Garlaschelli, ha detto agli inquirenti che il colpo è partito involontariamente. Adriatici – docente di diritto penale e procedura penale presso Scuola allievi agenti Polizia di Stato Alessandria ed ex docente dell’Università del Piemonte Orientale – deteneva regolarmente la pistola con cui ha sparato. Originario di Voghera, è assessore alla Sicurezza dello stesso Comune da ottobre del 2020. Eletto nelle file della Lega, è titolare di uno studio di avvocatura molto noto, ed è salito all’onore delle cronache locali per iniziative contro la cosiddetta “malamovida” come l’abuso di sostanze alcoliche nelle ore serali.
LA PROVOCAZIONE Giustizia, allarme dei magistrati antimafia: più giudici per velocizzare i processi, ma con una nuova prescrizione converrà delinquere. I magistrati: «E’ a rischio il livello di sicurezza della nazione»
«Il 50 % dei processi» finirà sotto la scure della improcedibilità con la riforma della prescrizione della ministra della Giustizia Marta Cartabia». E «temo che i 7 maxi processi» contro la 'ndrangheta che si stanno celebrando nel distretto di Catanzaro «saranno dichiarati tutti improcedibili in appello». A lanciare quello che lui stesso definisce «un grande allarme sociale che riguarda la sicurezza» è il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, davanti alla Commissione Giustizia della Camera. Il problema non riguarda solo i processi di mafia, spiega il procuratore, ma anche i reati contro la pubblica amministrazione. «In termini concreti le conseguenze saranno la diminuzione del livello di sicurezza per la nazione, visto che certamente ancor di più conviene delinquere». dice il procuratore rispetto alle nuove norme che scattano quando il processo di appello e quello in Cassazione non terminano rispettivamente entro 2 e un anno. Secondo Gratteri, la riforma della giustizia, rispetto alla improcedibilità dell'azione penale, avrà come come effetto «quello di travolgere un enorme numero di sentenze di condanna» e tra le conseguenze ci sarà «la diminuzione del livello di sicurezza per la nazione».
Boom di contagi Covid a Roma, nuovi casi quintuplicati dalla finale degli Europei
I nuovi casi di Covid si sono quasi quintuplicati nella Capitale rispetto all'11 luglio scorso, giorno della finale degli Europei di calcio. Oggi Roma supera quota 500 (557 per l'esattezza i contagi registrati nelle ultime 24 ore) mentre l'11 luglio i nuovi contagiati erano 122. Stesso andamento per i contagi registrati nella Regione Lazio che oggi sono 681 nuovi positivi (su quasi 33mila test) a fronte di 164 registrati l'11 luglio (su circa 20mila test). «Stiamo pagando il cosiddetto “effetto Gravina” ma senza complicazioni negli ospedali - ha detto stamattina l'assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato - I casi sono ancora destinati ad aumentare per l'effetto del calo di tensione in occasione dei festeggiamenti per gli Europei, che durerà ancora alcuni giorni».
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Vaccino, Matteo Bassetti picchia duro: "Strizzare l'occhio ai no vax rischia di fare molto male al Paese"
"Strizzare l'occhio a qualche componente no vax rischia di fare molto male al Paese". Matteo Bassetti, infettivologo del San Martino di Genova, ospite di Andrea Pancani a Coffee Break su La7, ha insistito ancora una volta sull'urgenza di vaccinarsi contro il Covid. "Se nei prossimi due mesi non vaccineremo il maggior numero di persone possibile a ottobre sarà un disastro", ha profetizzato. Poi ha criticato duramente le ultime dichiarazioni di Matteo Salvini, secondo il quale sotto i 40 anni il vaccino non servirebbe: "Non sono d'accordo e non capisco neanche bene come si può permettere un politico di fare un'affermazione del genere visto che non mi pare che stiamo parlando di medici, scienziati o ricercatori". "La vaccinazione deve essere di massa perché devono essere protette le fasce più deboli che sono certamente le persone di 70, 80, 90 anni. Ma io l'altroieri ho ricoverato un uomo di 50 anni che sta rischiando di andare verso l'intubazione ed era uno di quelli che aveva detto di volersi vaccinare con calma a settembre-ottobre - ha continuato Bassetti -. Come facciamo a dare queste informazioni alla gente dicendo ai giovani di non vaccinarsi perché non sono a rischio?". Secondo l'esperto dovrebbero vaccinarsi più persone possibili in tutte le classi di età: "Sentire dei politici che vanno contro la vaccinazione dimostra un'assoluta immaturità della politica italiana".
Conte: ‘Giù le mani dal reddito di cittadinanza. A Draghi chiedo posizione chiara. Renzi? Potere e ricchi contratti rendono insensibili’
Il leader in pectore del M5s interviene con un post su Fb dopo giorni di attacchi alla misura anti-povertà, un dibattito che definisce "inquinato". Il riferimento a Salvini, Renzi e all'ultima uscita di Meloni: "Non fa onore alla nostra democrazia che forze politiche possano perdere la bussola del rispetto per le difficoltà dei cittadini". Poi la promessa: "Abbiamo scelto di stare dalla parte di chi non ha voce". Il reddito di cittadinanza non si tocca e il presidente del Consiglio Mario Draghi è stato sollecitato “a prendere una posizione chiara e ferma”. Dopo gli ultimi attacchi alla misura di sostegno alle fasce più povere della popolazione, interviene direttamente il leader in pectore del M5s, Giuseppe Conte. Ieri Giorgia Meloni ha definito il reddito “come il metadone per i tossici”: l’ultima uscita di un dibattito che Conte definisce “inquinato“, facendo riferimento anche agli attacchi arrivati da Matteo Salvini e Matteo Renzi. “Alcuni leader di partito hanno deciso di prendere di mira gli aiuti alle fasce più deboli e più esposte della popolazione”, scrive l’ex premier in un post su Fb.
Gratteri fa a pezzi la riforma della giustizia Cartabia: “Meno sicurezza nel Paese, così converrà delinquere”. I 5 stelle depositano 916 emendamenti in commissione
Il procuratore di Catanzaro in audizione alla Camera: “Produrrà un aumento smisurato delle impugnazioni in Appello e Cassazione: a tutti conviene, per ingolfare la macchina della giustizia". Secondo il magistrato il 50% i processi "finiranno sotto la scure della improcedibilità". Tra questi anche "i 7 maxi processi" contro la 'ndrangheta che si stanno celebrando nel distretto di Catanzaro. "A questo punto - ha aggiunto - meglio la prescrizione del reato come era prima della riforma Bonafede. Provocherebbe meno danni". Nicola Gratteri fa a pezzi la riforma della giustizia di Marta Cartabia. Con un intervento lungo una ventina di minuti, in videoconferenza con la commissione Giustizia della Camera, il procuratore capo di Catanzaro contesta punto per punto gran parte delle norme contenute nella legge delega varata dal governo di Mario Draghi. A cominciare da quella che viene considerata la “nuova prescrizione” cioè l’improcedibilità: se il processo dura più di due anni in Appello (tre per i reati più gravi) e uno in Cassazione (o 18 mesi) non può più perseguire e il medesimo processo muore. “Le conseguenze saranno, in termini concreti – dice Gratteri – la diminuzione del livello di sicurezza per la Nazione visto che certamente ancor di più conviene delinquere, l’annullamento totale della qualità del lavoro, perché fissare una tagliola con un termine così ristretto vuol dire non assicurare che tutto venga adeguatamente analizzato con la dovuta attenzione, aumento smisurato di appelli e ricorsi in Cassazione perché se prima qualcuno non presentava impugnazioni con questa riforma a tutti, nessuno escluso, conviene presentare appello e poi ricorso in Cassazione non foss’altro per dare più lavoro ingolfare di più la macchina della giustizia e giungere alla improcedibilità”.
Covid, boom di casi a Roma: in città 557 nuovi positivi in 24 ore. D’Amato: “Paghiamo ‘effetto Gravina’, è colpa della festa per gli Europei”
L'assessore Alessio D'Amato non usa giri di parole e cita il numero uno della Federcalcio Gabriele Gravina, che aveva difeso la grande parata con bus scoperto della Nazionale allenata da Roberto Mancini: "I casi sono ancora destinati ad aumentare per l’effetto del calo di tensione in occasione dei festeggiamenti per gli Europei, che durerà ancora alcuni giorni. I positivi sono per lo più giovani ancora non vaccinati". A Roma è boom di casi nei dieci giorni successivi alla festa per la vittoria degli Europei e l’assessore alla Sanità della Regione Lazio tira in ballo il presidente della Figc. Di fronte ai 557 nuovi positivi nella Capitale, la quasi totalità dei 681 registrati nel Lazio, l’assessore Alessio D’Amato non usa giri di parole: “Stiamo pagando il cosiddetto ‘effetto Gravina’, ma senza complicazioni negli ospedali”, ha spiegato citando il numero uno della Federcalcio Gabriele Gravina, che aveva difeso la grande parata con bus scoperto della Nazionale allenata da Roberto Mancini dopo il successo di Wembley contro l’Inghilterra. Una festa che era stata al centro di una “trattativa” tra i giocatori e le forze dell’ordine, criticata dal prefetto di Roma Matteo Piantedosi, e ha rappresentato l’ultima appendice di quello che D’Amato definisce un “calo di tensione”, anche se per il momento non si vede un riflesso sulle ospedalizzazioni. I ricoverati nel Lazio sono 133, tre in più di ieri, e le terapie intensive reggono (28 assistiti, uno in meno di ieri).
La tv che fa male a Renzi
Per Matteo Renzi l’avviso di garanzia che l’ha raggiunto insieme ai produttori Lucio e Niccolò Presta (leggi l’articolo) è un’intimidazione dei soliti magistrati politicizzati e con chissà quale inconfessabile disegno, ma a un super consulente della sua taglia, chiamato in tutta l’Arabia e dintorni per parlare di grandi strategie planetarie, doveva venire in mente che la storia del documentario su Firenze costato quasi mezzo milione solo per l’ex premier e poi rivenduto ad appena 20mila euro sarebbe finita inevitabilmente sotto le lenti di Procura, antiriciclaggio di Bankitalia e Guardia di Finanza. Ora vedremo a cosa porterà l’inchiesta, e non ci sogniamo di dire in questa sede se il capo di Italia Viva è responsabile o meno di un nuovo presunto finanziamento illecito, dopo l’altro caso in cui è coinvolta la fondazione Open (leggi l’articolo), nata per gestire le manifestazioni politiche della Leopolda. Ma c’è un aspetto niente affatto secondario, proprio mentre la Rai sta cambiando i suoi vertici, che riguarda l’inspiegabile strapotere di certi agenti televisivi anche dentro la televisione pubblica.
Il M5S bombarda la riforma Cartabia con oltre 900 emendamenti. Gratteri alla Commissione Giustizia: “Se passa, il 50 per cento dei processi improcedibili in Appello”
Sono circa 916 gli emendamenti alla riforma del processo penale che il M5S ha depositato in Commissione giustizia alla Camera. Il capogruppo in Commissione giustizia, Saitta: “Fondamentale scongiurare il pericolo di isole di impunità”. Sono circa 916 gli emendamenti alla riforma del processo penale, ai 24 emendamenti presentati dal governo, che il M5S ha depositato in Commissione giustizia alla Camera. Questi subemendamenti non includono quelli sulla prescrizione (articolo 14 del ddl Bonafede) in quanto il termine per i sub emendamenti scade alle 18. “L’audizione oggi in commissione Giustizia alla Camera di Nicola Gratteri – dichiarano in una nota le deputate e i deputati del M5S in commissione Giustizia -, procuratore capo di Catanzaro, è stata drammaticamente chiara: la riforma del processo penale messa a punto dalla ministra Marta Cartabia deve essere modificata”. “Tra tutte le critiche espresse da Gratteri – aggiungono dal M5S – quelle che più preoccupano, poiché prefigurano scenari inquietanti, sono relative alle conseguenze concrete: ‘convenienza a delinquere’ e ‘diminuzione del livello di sicurezza per la Nazione'”.
Mensa dei poveri, 63 a processo per il “sistema Caianiello” in Lombardia. Rinviata a giudizio anche l’ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi
Sono 63 gli indagati, tra cui i politici di Forza Italia Lara Comi, Pietro Tatarella e Fabio Altitonante, rinviati a giudizio dal gup di Milano, Natalia Imarisio, nell’ambito dell’inchiesta “Mensa dei poveri” (leggi l’articolo) su un giro di tangenti, appalti, nomine e finanziamenti illeciti con al centro Nino Caianiello, il presunto “ras” di Forza Italia a Varese ed ex coordinatore provinciale degli azzurri. Il processo, con rito ordinario, si aprirà il prossimo 18 novembre davanti alla sesta sezione penale del Tribunale. Rimangono in udienza preliminare circa 27 gli altri indagati che hanno chiesto i riti alternativi, tra cui il patteggiamento, la sospensione della processo con la messa alla prova e il giudizio abbreviato. Tra coloro che puntano a patteggiare, oltre al deputato di Fi Diego Sozzani, accusato di corruzione, ci sono le 11 persone che si sono già viste respingere l’istanza in fase di indagini preliminari. Tra quest’ultime, c’è Caianiello che ha collaborato a lungo nell’inchiesta concordando con la Procura una condanna a 4 anni e 10 mesi.
San Draghi tennista e calciatore
Quando arrivo a vergognarmi per il servilismo di certi giornali e giornalisti di fronte al potere c’è sempre qualcuno che riesce a battere i record precedenti, scrivendo a sprezzo del ridicolo inarrivabili pochade, ricordandomi che al peggio non c’è fine. L’ultimo di questi racconti, su un giornale romano, mi ha fatto piegare in due dalle risate, e per chi se lo fosse perso può essere riassunto così: Draghi al governo non solo ha debellato l’invincibile pandemia del Covid e fatto arrivare i miliardi che mai il precedente premier Conte avrebbe ottenuto dall’Europa (dimenticando che fu proprio Conte a contrattare il Recovery Fund), ma grazie ai prodigi di Mr. Bce ora una serie di incantesimi fa brillare lo stellone dell’Italia. E d’altra parte, quando mai senza Super Mario a Palazzo Chigi avevamo vinto l’Eurovision, apparentemente con i Måneskin sul palco, ma in realtà con Draghi a cantare e suonare? E a chi, se non a questo eccellentissimo Presidente del Consiglio si deve il merito di Berrettini che arriva in finale a Wimbledon? Voi non ve ne siete accorti, ma sotto la barbetta di Matteo c’era Draghi, anche se qualche sospetto era venuto persino a me, visto che nessuno se non Mario nostro possiede quel formidabile servizio. È stato a Wembley che però si è scoperto tutto.
“E ora pensiamo al 2050!”. Beppe Grillo e Giuseppe Conte si sono incontrati a Marina di Bibbona. Patuanelli: “Il M5S è finalmente pronto a ripartire”
Incontro a Marina di Bibbona, in provincia di Livorno, tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Il garante del M5S e il leader in pectore sono stati a pranzo insieme in un locale della località di mare dove il comico possiede una villa. “E ora pensiamo al 2050!” ha poi scritto sulla sua pagina Facebook Grillo pubblicando una foto dell’incontro con l’ex premier. “Il MoVimento 5 Stelle è finalmente pronto a ripartire. Dobbiamo ringraziare Beppe e Giuseppe – ha commentato il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli -, ma anche tutte le persone che vogliono bene al MoVimento, le migliaia di attivisti, i portavoce. Sono tutte queste persone il vero comitato dei saggi del MoVimento 5 Stelle, una comunità che in molti vorrebbero cancellare, ma che da ogni crisi esce più forte di prima. E sarà così anche questa volta”. “Bisogna sempre guardare avanti con fiducia – scrive su Facebook Luigi Di Maio -, ragionando da squadra e pensando all’intera collettività. Non è sempre necessario scegliere tra due parti, è invece importante agire pensando all’unità, per costruire e rafforzarsi. Con impegno, dialogo e mediazione si può raggiungere sempre la migliore soluzione per tutti. Avanti”.
Al peggio delle destre non c’è fine
Non abbiamo fatto in tempo ad appassionarci alle sorti di Vittorio Feltri a Libero, dove il nuovo direttore Sallusti pare che lo voglia cacciare, ed ecco che il decano dei giornalisti di destra ha già in testa un nuovo lavoro. Se lo eleggeranno – se – farà il capolista della Meloni al Consiglio comunale di Milano. Niente male per un signore che ammette di non saper amministrare nemmeno un condominio, e che quindi si presta alle urne giusto per spostare un po’ di voti di Salvini e Berlusconi verso i Fratelli d’Italia, visto che alla sua età è improbabile che poi si voglia sbattere tra le commissioni e l’aula di Palazzo Marino. Ad avere uno spirito cinico, ci sarebbe da augurarsi che Vittorio nostro ce la faccia, così poi chissà che siparietti ci farà vedere, esattamente come il suo omonimo Sgarbi a Roma, con la differenza che almeno il critico d’arte si occuperebbe di cultura, sulla quale di certo sa che dire.
Festeggia la banda dei disonesti
È da anni che ne avevo il sospetto, ma adesso c’è la prova che la campionessa olimpionica delle supercazzole è la ministra Cartabia. Nessuno si stupisca, perciò, se ce la ritroveremo Presidente della Repubblica, ma anche Papa se deciderà di farlo, perché vorrei vedere quanti saprebbero camuffare la prescrizione con l’improcedibilità e convincere tutti che non c’è trucco e non c’è inganno. Roba che Copperfield scansate! Così finisce alle ortiche un’altra delle bandiere di civiltà – che i corrotti con i loro partiti di riferimento fanno passare per l’esatto contrario – secondo cui chi finisce sotto processo è innocente o è colpevole, mentre in Italia ogni anno migliaia di imputati la fanno franca, con una evidente maggioranza di chi ha i soldi per pagarsi gli avvocati più abili nell’allungare quanto basta i processi. Purtroppo la caduta del governo Conte porta in dote anche questa schifezza, e se i Cinque Stelle avessero lasciato a Draghi e alle destre totale libertà di azione ora riavremmo la stessa prescrizione che c’era prima della legge Bonafede, e pure peggio, perché Italia Viva e Forza Italia (ormai due corpi e un’anima) hanno anche protestato per l’allungamento dei termini ottenuto dai ministri del Movimento in Appello e Cassazione prima che il processo si chiuda senza una sentenza.
Si torna al contante. Lo stop al Cashback è una decisione politica senza alcuna logica. Intervista a Martinciglio (M5S): “Un freno ai pagamenti elettronici”
Vita Martinciglio, capogruppo M5S in commissione Finanze della Camera, perché il Movimento considera un errore l’eventuale cancellazione del cashback? “Perché è un passo in avanti verso la digitalizzazione del Paese che tutti, a parole, dicono di volere. Non sarebbe sensato sospendere una misura in vigore da appena 7 mesi che ha già raggiunto risultati ragguardevoli”. Quali vantaggi ha comportato l’introduzione della misura voluta dall’ex premier Giuseppe Conte? “Per prima cosa sta aiutando gli enti locali e la pubblica amministrazione a digitalizzare i rapporti con i contribuenti. Pensi che già 9 milioni di italiani hanno aderito al programma Cashback e per farlo hanno dovuto caricare la propria carta di pagamento sull’app IO. Senza contare che il cashback ha dato ossigeno ai consumi in un momento difficile e può essere importante nella lotta all’evasione e al nero”. I costi della misura sono limitati eppure si sceglie di sospenderla. Perché secondo lei? “Evidentemente per ragioni politiche più che di merito. Ma mi auguro che le pressioni del M5S, come anche di altre forze politiche, servano a correggere la misura senza sospenderla”.
Ora vediamo chi tradisce il Movimento
Più poveri e precari. Ecco l’Italia che piace alla Lega. Salvini rispolvera i voucher. E attacca il Reddito di cittadinanza
Dopo aver incassato il via libera ai licenziamenti e lo stop al cashback decisi dal governo Draghi, la Lega – in perfetta sintonia con il sentire di Confindustria, delle destre e dei renziani – ritorna alla carica per cancellare un’altra conquista del M5S: il Reddito di cittadinanza. Poco importa che l’Istat abbia certificato che la misura ha evitato in piena pandemia una catastrofe sociale. “Rivedere e ripensare il reddito di cittadinanza credo sia un’urgenza dei prossimi mesi – ha detto Matteo Salvini – ho espresso al presidente del Consiglio Mario Draghi il nostro punto di visita, cioè che il Reddito va rivisto, ripensato e ricalibrato perché non crea lavoro ma lo allontana. Io reintrodurrei anche i voucher. Meglio un lavoro pagato e a tempo che un non lavoro”. Una dichiarazione improvvida quella del leader leghista che cade nel giorno in cui la Caritas rileva che la pandemia da Covid, con le chiusure e le restrizioni imposte per contenere il virus, ha lasciato nella Lombardia di Salvini quasi 80 mila persone in condizioni di povertà. IL PUNTO. Secondo il report i più penalizzati dalla pandemia sono stati i lavoratori con impiego irregolare, fermo a causa del Covid, i dipendenti in attesa di cassa integrazione e, per l’appunto, le persone in difficoltà economica in attesa del Reddito di cittadinanza. Al leader leghista risponde Rossella Accoto (M5S), sottosegretaria al Lavoro: “Il senatore Salvini – dice – non conosce cosa sia la povertà, vede la difficoltà economica come una macchia e per lui il Reddito di cittadinanza è una erbaccia da estirpare. Una visione distorta che non ha corrispondenza con la realtà del Paese. L’idea di una Italia ad uso e consumo di ricchi e industriali”.
Primi segni di pace nei 5 Stelle
Booking. com, il sito di prenotazioni accusato di evasione in Italia: «153 milioni di Iva non versati»
Il sito di prenotazioni Booking.com è accusato di avere evaso in Italia oltre 150 milioni di Iva. È quanto hanno stabilito i finanzieri del Primo gruppo del comando provinciale di Genova e di Chiavari, guidati dal colonnello Ivan Bixio e dal capitano Michele Iuorio, nell'ambito di una inchiesta sulla maxi evasione della società con sede in Olanda. Secondo gli investigatori, coordinati dal sostituto Giancarlo Vona e dall'aggiunto Francesco Pinto, Booking avrebbe guadagnato dal 2013 al 2019 circa 700 milioni di euro su oltre 800 mila transazioni. L'inchiesta è partita nel 2018 da una serie di accertamenti fiscali su gestori di Bed&Breakfast in particolare della zona del Levante ligure. Dall'esame dei documenti fiscali, dichiara la Guardia di Finanza, "è emerso come la società olandese era solita emettere fatture senza Iva applicando il meccanismo del c.d. 'reverse charge' anche nei casi in cui la struttura ricettiva era priva della relativa partita, con la conseguenza che l'imposta non veniva dichiarata né versata in Italia".
Cinquemila giovani, anche dall'estero, hanno partecipato a un maxi-rave illegale
Preoccupazione a Pisa per la festa clandestina con migliaia di giovani. Protestano i gestori delle discoteche che insistono: "Fateci riaprire, i locali sono sicuri". L'Italia sta per tagliare il traguardo dei 20 milioni di immunizzati "Ma la sfida non è ancora vinta" avverte il ministro della Salute, Roberto Speranza. che rilancia la campagna di vaccinazioni per i teenager e gli over60 che non hanno ancora ricevuto la prima dose, per garantire l'avvio della scuola e un autunno in sicurezza, malgrado i prevedibili effetti della variante Delta. Intanto desta preoccupazione quanto avvenuto in provincia di Pisa dove un maxy rave è in corso a Tavolaia, frazione del comune di Santa Maria a Monte. Secondo le ultime stime della questura sono circa 6mila giovani che hanno preso parte alla festa clandestina, promossa su un terreno privato dove insiste un rudere. Da venerdì sera centinaia di automobili e numerosi camper hanno parcheggiato lungo le strade di accesso all'area mentre ora tre check point delle forze dell'ordine bloccano ulteriori accessi e sono deputati a identificare i partecipanti all'uscita. Sono numerosi i veicoli con targa francese e tedesca ma anche di altre nazionalità oltre ai partecipanti italiani. I residenti della zona hanno pubblicato sui social le proprie lamentele circa i giovani ubriachi che avrebbero 'invaso' anche i giardini di alcune case utilizzandoli come bagni.
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Addio mascherine al chiuso e distanziamento: Johnson riapre tutto nel Regno Unito nonostante la variante Delta
Sebbene i contagi siano in aumento, dal 19 luglio cadranno le restrizioni. Per il primo ministro dovremo convivere con il virus come se fosse un'influenza. È un altro azzardo di Boris Johnson sul Coronavirus? O l'inevitabile passo verso un mondo post-Covid, in cui "dovremo convivere con il virus come se fosse un'influenza", come dirà nel pomeriggio il primo ministro britannico? Oggi è un giorno importante, che potrebbe fare scuola per molti altri Paesi: Johnson annuncerà il "liberi tutti", ovvero la fine dell'obbligo di mascherine al chiuso in Inghilterra (all'aperto qui non sono mai state contemplate, neanche a inizio pandemia) e anche lo stop a ogni distanziamento sociale: insomma, nei pub ci si potrà tornare ad ammassare come ai bei tempi, senza limiti di presenze, con la possibilità di ordinare e bere anche al bancone.
Ecobonus: caldaie e climatizzatori, la giungla dei prezzi
Per contrastare il riscaldamento globale non c’è più un minuto da perdere: bisogna ridurre drasticamente le emissioni di Co2 e le direttive europee hanno fissato tappe inderogabili per ogni Paese membro. Diminuire i consumi di energia elettrica è un imperativo. Per questo la maggior parte dei Paesi dell’Unione, sotto varie forme, aiuta i cittadini che si attivano per eliminare la dispersione di calore nelle loro case o installano apparecchi meno energivori. Anche lo Stato italiano finanzia chi decide di fare interventi radicali come i cappotti termici, la sostituzione degli infissi o delle vecchie caldaie, l’installazione di pompe di calore ovvero di un condizionatore d’aria che può anche riscaldare d’inverno. Le nuove caldaie a condensazione fanno risparmiare fino al 30% di energia rispetto a quelle tradizionali, riciclando il calore dei loro stessi fumi. Ma come funziona questo incentivo e come si ottiene? ....... Nell’ultimo anno le vendite si sono impennate: siamo passati dalle 16 mila pompe di calore e 62 mila caldaie vendute nel 2018, ai quasi 70.000 condizionatori e 171.000 caldaie del 2020. Con previsione di superare le 206.000 nel 2021. E i dati non includono i tanti apparecchi acquistati con il «superbonus del 110%». Cosa è successo? Nel maggio 2020 (Decreto Legge 34) è arrivato il «credito d’imposta»: il venditore ti può scontare dal 50 al 65% del costo direttamente in fattura al momento dell’acquisto e ci penserà lui poi a riscuotere la differenza dallo Stato nel giro di un anno. L’effetto del decreto, oltre a produrre benefici per l’ambiente, ha rivitalizzato settori trainanti dell’economia come le costruzioni, l’impiantistica e l’idraulica. Gli affari vanno così bene che si fatica a trovare un tecnico installatore libero. Secondo il Cresme, ad aprile chi ha effettuato interventi di riqualificazione energetica ha accumulato oltre il 60% in più di credito di imposta rispetto a un anno fa, quando la cessione diretta del credito non era operativa. Nell’affare si sono buttate le multiutility. I colossi di gas ed energia propongono i prodotti porta a porta, chiavi in mano, e li fanno pagare in piccole, comode rate nelle bollette. Ma i loro preventivi, se si vanno a leggere con attenzione, e si confrontano con i prezzi praticati nei negozi, sono incredibilmente pesanti. Vediamo qualche esempio.
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Ddl Zan, l’ultima capriola di Italia Viva è sui diritti. L’articolo 1 “da rifare”? L’ha scritto una loro deputata. E Scalfarotto diceva: Salvini? Vuole solo perder tempo
"E' una legge attesa da anni", festeggiarono i deputati Iv a Montecitorio neanche otto mesi fa quando il disegno contro l'omotransfobia ottenne il primo via libera. Ora i parlamentari che lavorarono al testo, ma pure la ministra per le Pari opportunità che lo difese si ritrovano a seguire (in silenzio) la giravolta di Renzi e Faraone che guarda alle richieste della destra (Salvini in testa). Ddl Zan, ora Italia viva lo blocca ma a novembre applaudiva in Aula: ‘Testo equilibrato’. Articolo 1 da ‘rifare’? Lo scrisse la renziana Annibali. Non che i voltafaccia improvvisi di Italia viva facciano ancora notizia, ma quello sul ddl Zan, disegno di legge di cui sono stati promotori e che solo otto mesi fa hanno contribuito a scrivere, ha lasciato stupiti anche chi ai tradimenti di Matteo Renzi e compagni è ormai abituato. L’ammissione dei renziani, capogruppo al Senato Davide Faraone in testa, è ormai ufficiale: vogliono modifiche al provvedimento, proprio come chiedono Matteo Salvini e la destra, altrimenti la minaccia è che “così non passa”. Eppure basta riavvolgere il nastro solo fino a novembre scorso per trovare le dichiarazioni entusiaste dei deputati Iv che, in Aula, applaudivano per il primo via libera al disegno di legge contro l’omotransfobia. Quello stesso che ora vogliono affossare.
Il partito di Conte e il travaglio dei 5 stelle: esplodono le divisioni tra le correnti
Un'ultima speranza di mediazione per salvare il Movimento: al Senato è più forte il gruppo di eletti 5stelle pronti a seguire l'ex premier Giuseppe Conte nel suo nuovo progetto politico. L'ultima speranza di una mediazione, poi sarà forse inevitabilmente scissione: in assemblea i parlamentari 5 stelle - riuniti fino a notte fonda alla Camera e al Senato - hanno tentato di venire a capo dello psicodramma che si è aperto nel Movimento dopo il duro scontro tra l'ex premier Giuseppe Conte, capo politico in pectore, e il fondatore/garante/elevato Beppe Grillo. Al termine c'è la richiesta di poter vedere e votare lo Statuto che aveva proposto Conte, e la speranza di un'intesa al fotofinish. "A Giuseppe Conte ho solo chiesto la garanzia di avere la struttura del garante identica alla struttura che c'è adesso. Gli ho detto: 'dammi la possibilità di essere il visionario, il custode dei valori" ha detto in serata Grillo in un video in cui rivendicava le sue "scelte di cuore" rifiutando l'etichetta di "padre-padrone". E dalle due assemblee traspare il rammarico per la replica dell'ex premier a Grillo che accusandolo di autarchia avrebbe ostacolato un possibile tentativo di dialogo. Ma deputati e senatori ci sperano ancora. "Per una volta chiediamo noi a Beppe e Giuseppe responsabilità. Vediamoci e capiamo come difendere un sogno comune" ha detto in assemblea dei deputati Stefano Buffagni.
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Caos M5s, faccia a faccia di un’ora tra Di Maio e Conte. Poi il ministro degli Esteri si ferma a parlare con Fico. Ministri ed eletti al primo mandato: chi sta con chi
Caos M5s, in Parlamento è iniziata la conta: ecco chi è pronto a seguire Giuseppe Conte e chi vuole restare con Beppe Grillo. C'è chi ha preso posizione pubblicamente e chi invece aspetta dietro le quinte. Ogni calcolo è prematuro, ma intanto secondo le ultime indiscrezioni sono circa 140 i parlamentari che sarebbero pronti a lasciare il Movimento per seguire l'ex premier. Di fronte a un terremoto senza precedenti per il M5s, nei gruppi parlamentari è il caos e gli eletti, incapaci di fare previsioni, cercano una bussola per non restare travolti da una situazione che mai avrebbero immaginato di una tale gravità. E in attesa che Giuseppe Conte concretizzi l’annuncio arrivato in serata (“Non terrò il mio progetto politico nel cassetto“), si dividono tra chi inizia a schierarsi e chi invece preferisce aspettare dietro le quinte. Ma proprio ripercorrendo le dichiarazioni e i post su Facebook degli esponenti 5 stelle si possono ricostruire gli umori contrastanti che agitano gli eletti. Intanto fonti vicine all’ex premier stanno sondando la situazione e, come confermato dall’agenzia Adnkronos, raccolgono a Palazzo Madama il numero più alto di “contiani”: su 75 senatori, l’80% sarebbe dalla parte dell’ex presidente del Consiglio. Mentre alla Camera, dove l’avvocato sembra avere meno seguaci, almeno il 50% dei deputati – su un totale di 161 eletti – starebbe con Conte. Tra Montecitorio e Palazzo Madama, Conte potrebbe contare su circa 140 parlamentari. Anche se, lo dicono tutti in queste ore, sono calcoli prematuri. E a fare la differenza potrebbero essere le parole di due pesi massimi che fino ad ora sono rimasti in silenzio: il presidente della Camera Roberto Fico e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.
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dall'articolo di F. Q. per IlFattoQuotidiano.it
Si torna al contante. Lo stop al Cashback è una decisione politica senza alcuna logica. Parla la Martinciglio (M5S): “Un freno ai pagamenti elettronici”
Vita Martinciglio, capogruppo M5S in commissione Finanze della Camera, perché il Movimento considera un errore l’eventuale cancellazione del cashback? “Perché è un passo in avanti verso la digitalizzazione del Paese che tutti, a parole, dicono di volere. Non sarebbe sensato sospendere una misura in vigore da appena 7 mesi che ha già raggiunto risultati ragguardevoli”. Quali vantaggi ha comportato l’introduzione della misura voluta dall’ex premier Giuseppe Conte? “Per prima cosa sta aiutando gli enti locali e la pubblica amministrazione a digitalizzare i rapporti con i contribuenti. Pensi che già 9 milioni di italiani hanno aderito al programma Cashback e per farlo hanno dovuto caricare la propria carta di pagamento sull’app IO. Senza contare che il cashback ha dato ossigeno ai consumi in un momento difficile e può essere importante nella lotta all’evasione e al nero”. I costi della misura sono limitati eppure si sceglie di sospenderla. Perché secondo lei? “Evidentemente per ragioni politiche più che di merito. Ma mi auguro che le pressioni del M5S, come anche di altre forze politiche, servano a correggere la misura senza sospenderla”.
Botte e risposte solo a distanza. Conte e Grillo sfasciano tutto senza il buonsenso di parlarsi. Già si vedono gli schieramenti. Col garante Toninelli, Ruocco, Spadafora, Battelli & C. Ma la maggioranza dei gruppi sta con l’ex premier
Grillo smorza i toni su Conte, che però non molla e arriva ad evocare un suo partito. Con i gruppi parlamentari in ebollizione e i militanti divisi, il Movimento rischia di sparire. A meno che non arrivi un estremo sforzo di riconciliazione. Più di un terremoto: un’ecatombe. Almeno per Beppe Grillo che certamente non si sarebbe aspettato di essere abbandonato dai suoi stessi parlamentari. La sensazione nel giorno dopo lo strappo che pare definitivo (ma il condizionale, come vedremo, è d’obbligo) è che la stragrande maggioranza dei parlamentari del Movimento cinque stelle abbia chiaramente preso le parti di Giuseppe Conte. I commenti su Facebook sono eloquenti da questo punto di vista. Ed è altrettanto eloquente che dopo le parole di Vito Crimi (leggi l’articolo) in difesa di Conte e contro una qualunque votazione sulla piattaforma Rousseau, a parlare tramite una nota sono stati proprio i senatori pentastellati: “A Vito Crimi esprimiamo il nostro pieno ed incondizionato sostegno in questa delicata fase politica dove il suo ruolo si rivela ancora oggi imprescindibile. Da più di un anno Vito lavora incessantemente per gestire una difficile e delicata fase transitoria, coincisa peraltro con un periodo drammatico per il nostro Paese. A lui oggi rivolgiamo un accorato appello affinché vada avanti nel suo generoso sforzo verso un rinnovamento serio ed un reale rilancio del Movimento”.
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