Pietro Calabrese: bilanci Ama, abbiamo scoperto un buco di 250 milioni di euro creato dai soliti capaci, dal 2003 al 2009
"Che volete che siano 18 milioni di euro su un bilancio di 800”. Ricordo bene questo passaggio da parte di chi insisteva nel vedersi approvare il bilancio di Ama, mentre noi continuavamo a ribadirgli che questa provocazione non era accettabile. Rappresentava uno schiaffo in faccia ai cittadini. La nostra posizione, da allora, non è mai cambiata. Anche perché di milioni che non tornavano, in quel bilancio, avevamo il sospetto che fossero centinaia. Oggi lo abbiamo dimostrato. Abbiamo trovato un amministratore determinato a scavare fino in fondo. Sulla gestione Ama abbiamo chiuso i conti con il passato. Abbiamo messo nero su bianco un piano di risanamento aziendale e un nuovo piano industriale, senza cedere di un millimetro. Parliamo di 100 milioni truffati su una valorizzazione immobiliare, che per essere valida, prima di andare in banca a sottoscriverla, doveva passare per il voto dell’Assemblea Capitolina. Mai avvenuto. Parliamo di 150 milioni truffati sulla riscossione della Tari, mascherando database utenze, piani di spesa, rapporti, relazioni, note amministrative, insomma tutto ciò che riguarda la trasmissione dei documenti al Socio Unico, il Comune di Roma. Totale 250 milioni di euro. Un buco enorme, creato dai soliti capaci, dal 2003 al 2009.
McKinsey, Draghi e il Recovery Plan: cosa c'è che non va nel contratto da 25mila euro del Mef per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)
Cos'è questa storia della società di consulenza McKinsey e del governo Draghi che le affida un incarico da 25mila euro per lavorare al Recovery Plan? E cosa c'è che non va nella decisione del ministero dell'Economia di avvalersi di una delle più prestigiose società di consulenza per finire il lavoro sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)? Formalmente è tutto corretto e va sottolineato che anche l'esecutivo Conte e altri governi si sono avvalsi delle capacità di McKinsey e dei suoi concorrenti in questi anni. Ma è il prezzo della consulenza a far capire che i piani del contractor potrebbero essere diversi rispetto a quelli dell'incarico conferito senza gara da via XX Settembre. E questo potrebbe costituire in futuro un problema per gli interessi nazionali. Vediamo perché. McKinsey: cos'è la società di consulenza al lavoro sul Recovery Plan di Draghi. La storia comincia quando venerdì su Radio Popolare Andrea Di Stefano, direttore del mensile Valori, racconta che gli esperti di McKinsey e quelli di un'altra società di consulenza sono al lavoro sui dossier del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e si presentano alle riunioni del ministero. Radio Popolare definiva la società di consulenza “una specie di governo parallelo” e “una sorta di laboratorio del neo liberismo e il suo braccio operativo”.
Adesso pure il videomessaggio. Ma con Draghi nessuno protesta. Soliloquio del premier per indorare la nuova stretta. L’avesse fatto Conte, sarebbe partito un linciaggio
Bologna in zona rossa. Merola: "State a casa o chiudo anche i parchi". Genitori in rivolta: "Chi ci aiuta con le scuole chiuse?"
E' il primo giorno di zona rossa a Bologna. Ma tutta l'Emilia-Romagna va verso il rosso, probabilmente da lunedì. Oggi i sindaci si riuniranno con la Regione. Protestano i genitori con figli piccoli: "Abbandonati con le scuole chiuse, siamo allo stesso punto dello scorso anno". Le famiglie chiedono che rimangano aperti i parchi. La Regione ha lasciato la decisione ai sindaci. E Merola avverte: "Ho già avvisato tutti i cittadini di andare nei parchi vicino casa" ma "se non ci saranno comportamenti adeguati ne prenderò atto con un'ordinanza di chiusura". Con gli spostamenti limitati a esigenze di lavoro, necessità e salute, ma con nidi e materne ancora aperti (l'ultimo giorno di didattica sarà domani, chiudono da lunedì). Per il sindaco Virginio Merola, che di fronte ai numeri galoppanti dei contagi e soprattutto dei ricoveri ha spinto la Regione per un provvedimento immediato, è l'occasione per ribadire che tale scelta "era inevitabile e necessaria perché la pressione sul sistema ospedaliero è troppo forte: stanno aumentando i contagi e quindi bisogna chiudere", e per invitare "ancora una volta tutti i cittadini a rispettare la distanza di sicurezza, l'obbligo della mascherina: bisogna ridurre al massimo i contatti personali e quindi uscire per motivi di lavoro, di necessità, e di salute.
Lotteria scontrini, 11 marzo prima estrazione. Come iscriversi (se non l’avete ancora fatto)
4 milioni di italiani in attesa dell’estrazione. Oltre 4 milioni di persone hanno richiesto il codice necessario per la partecipazione alla lotteria degli scontrini, mentre il numero di transazioni valide per la prima estrazione mensile - in programma l’11 marzo - «è pari a 16.958.486». Questi i dati i dati illustrati dal sottosegretario all’Economia, Maria Cecilia Guerra, in risposta all’interrogazione presentata da Gian Mario Fragomeli (Pd) in Commissione Finanze alla Camera. «A fronte del numero di registratori telematici attualmente attivi, pari a 1.485.477 unità - ha deto Guerra - 304.386 hanno inviato i dati ai fini della partecipazione della lotteria». In vista della prima estrazione mensile, fissata per giovedì 11 marzo e relativa agli scontrini emessi dall’1 al 28 febbraio (in palio 10 premi da 100 mila euro per chi compra, e altrettanti premi da 20 mila euro per chi vende), ecco un veloce ripasso su come funziona la Lotteria degli scontrini. La Lotteria degli scontrini è una lotteria gratuita dello Stato collegata agli acquisti effettuati senza contanti, quelli cioè fatti con strumenti di pagamento elettronici. Per partecipare occorre avere il “codice lotteria”, un codice a barre e alfanumerico che si ottiene sull’apposita piattaforma online: www.lotteriadegliscontrini.gov.it. Per partecipare basta esibire il proprio codice all’esercente al momento dell’acquisto.
La Lombardia è in piena emergenza. De Rosa (M5S): “Draghi intervenga al più presto. I disastri della giunta Fontana sono un problema per il Paese”
La "dittatura sanitaria" improvvisamente scomparsa. Che differenza c’è tra il Dpcm di Draghi e i decreti ministeriali di Conte?
Il decreto ministeriale del nuovo premier è molto simile nell’impianto a quello del suo predecessore. Alcuni articoli sono identici. Ma quello che è cambiato davvero è il clima politico. Oggi nessuno grida più alla dittatura sanitaria anche se il nuovo presidente del Consiglio usa gli stessi metodi del vecchio inquilino di Palazzo Chigi. Il Dpcm di Draghi somiglia troppo a quelli di Conte? Il decreto ministeriale 2 marzo 2021 è stato il primo del presidente del Consiglio in carica e a quanto pare rischia anche di essere l’ultimo, visto che Palazzo Chigi ha fatto trapelare in risposta alla critica di utilizzare lo stesso metodo dell’Avvocato del Popolo che ha scelto questo strumento legislativo a causa dello scarso tempo a disposizione, ma che nella prossima occasione utilizzerà il decreto legge.Il Dpcm di Draghi somiglia troppo a quelli di Conte? Qual è la differenza tra decreto legge e Dpcm? Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri è un atto amministrativo emanato dal capo del governo nell’esercizio della sua funzione che non viene sottoposto ad alcun intervento di verifica. In questo ambito, poi, ai prefetti spetta monitorare sul rispetto delle misure adottate, potendo avvalersi sia delle forze dell’ordine, sia delle forze armate. Il decreto legge è invece un atto normativo di carattere provvisorio dell'ordinamento giuridico italiano avente forza di legge, adottato in casi straordinari di necessità e urgenza dal governo ai sensi dell'Art. 77 della Costituzione della Repubblica Italiana. Entra in vigore immediatamente dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Italiana (o il giorno successivo), ma i decreti-legge perdono efficacia (ovvero decadono) se mancano di contenere la "clausola di presentazione al Parlamento per la conversione in legge", se il giorno stesso della promulgazione - o entro i cinque giorni seguenti - non sono presentati al Parlamento, e se il Parlamento stesso non li converte in legge entro 60 giorni dalla loro pubblicazione.
La Lombardia passa in zona arancione rafforzato da mezzanotte. Scuole chiuse da domani. L’ordinanza di Fontana sarà in vigore fino al 14 marzo
“Parte la terza ondata: casi aumentano in 94 province su 107. Zone rosse locali in ritardo”. L’ultimo monitoraggio di Gimbe sul Covid-19
La fotografia scattata dal monitoraggio settimanale della Fondazione restituisce un nuovo allarme sulla capacità di anticipare la crescita della curva epidemiologica: "Nel nuovo Dpcm - sintetizza la Fondazione - nessuna nuova strategia per contenere l'epidemia". Il presidente Cartabellotta: "Gli amministratori locali continuano a ritardare le chiusure se non davanti a un rilevante incremento dei nuovi casi, quando è ormai troppo tardi". I numeri sono inequivocabili: “Parte la terza ondata”. E la risposta, di fronte alla “vertiginosa accelerazione” impressa dalle varianti, è un “temporeggiare inutilmente” nell’istituire le zone rosse locali, mentre i numeri sono “in crescita” sul fronte degli ospedali e delle terapie intensive. La fotografia scattata dal monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe restituisce un nuovo allarme sulla capacità di anticipare la crescita della curva epidemiologica: “Nel nuovo Dpcm – sintetizza la Fondazione – nessuna nuova strategia per contenere l’epidemia, eccetto l’ennesima battuta d’arresto per la scuola”. Mentre la campagna vaccinale “non decolla”.
Sveglia! Sono spariti i ristori.
Chi spera nella vecchia mangiatoia
Chi prende in giro gli italiani
Imprese e famiglie stremate. Per i ristori non c’è fretta. In due mesi non si è visto un euro dei 32 miliardi stanziati da Conte. Servono ancora 7-10 giorni
Servono ancora giorni al governo Draghi – dai 7 ai 10 – per rispondere alla crisi economica che attanaglia famiglie, lavoratori e imprese. Una situazione che, con le nuove restrizioni dei Dpcm, diventa sempre più urgente. La settimana prossima viene indicata come l’orizzonte temporale per chiudere il lavoro sul decreto “Sostegno”, che sarebbe stato il quinto decreto Ristori del precedente governo. Il Parlamento ha autorizzato uno scostamento di 32 miliardi di euro, che già molti cominciano a considerare insufficiente. Mario Draghi ha spiegato che occorre scegliere quali attività hanno bisogno di protezione e quali invece devono essere accompagnate al cambiamento. Tutti siamo in attesa di capire come questo postulato si tradurrà in cifre e “sostegni”. Settore alberghiero e ristorazione, turismo, con particolare attenzione alla montagna, trasporti ma anche tutte le attività costrette alle nuove chiusure nelle nuove zone rosse dovrebbero trovare ossigeno col nuovo decreto. Si ragiona sulla modalità della distribuzione degli indennizzi.
Cosa sa di te WhatsApp? C’è un modo (semplice) per scoprirlo
Non sono stati mesi semplici per WhatsApp quelli che hanno aperto il 2021. Il popolare servizio di messaggistica istantanea è stato infatti travolto da un polverone senza precedenti in merito alla protezione dei dati personali che offre ai suoi oltre due miliardi di utenti globali. Tutta «colpa» delle nuove condizioni d’uso, la cui entrata in vigore era stata annunciata in un primo momento per l’8 febbraio per poi essere posticipata al 15 maggio. Tempo di fornire i necessari chiarimenti alle autorità e di informare con maggior chiarezza gli utenti sulle novità in arrivo, anche tramite la sezione «Stato». Al netto del conseguente boom di app concorrenti quali Telegram e Signal, tuttavia, in molti potrebbero (legittimamente) pretendere un quadro della situazione più approfondito. Come noto, d’altronde, il Gdpr europeo parla chiaro: è obbligo di qualsiasi piattaforma consentire agli utenti pieno accesso alle informazioni che li riguardano.
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Ora Salvini si crede Draghi. Tratta con San Marino per acquistare altri vaccini. Il leader della Lega fuori controllo vuole abolire pure il Codice degli appalti. Lobby e corrotti si fregano le mani
Sale l’incidenza di casi tra gli under 20. Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia supera quella delle fasce di popolazione più adulte
L’incidenza dei casi di Covid-19 nella fascia sotto i 20 anni, a partire dalla fine di gennaio, ha superato, per la prima volta dall’inizio dell’epidemia in Italia, le fasce di popolazione più adulte, e a febbraio è rimasta leggermente piu’ alta. E’ quanto emerge dal “Focus sull’età evolutivà” che l’Istituto superiore di Sanità ha presentato venerdì scorso al Comitato tecnico scientifico. L’incidenza di gennario/febbraio è stata intorno ai 150 casi per 100mila abitanti. Il valore più alto è registrato fra i 13-19 anni, poco meno di 200 casi ogni 100mila abitanti, mentre nei più piccoli è minore. Nelle fasce di età più giovani, fra i casi diagnosticati, rimangono pochissimi quelli gravi, mentre quelli lievi sono circa il 60% e il resto sono pauci sintomatici. Il rapporto dell’Iss ha censito anche il numero assoluto dei casi nella fascia di età sotto i 20 anni, che sono stati sopra i 106mila a novembre per poi scendere a circa 61mila sia a dicembre che a gennaio. Sempre a novembre si è raggiunto il picco di ricoveri in terapia intensiva per queste fasce, 53, scesi poi a 25 a dicembre e 21 a gennaio. Stesso andamento per i decessi, otto a novembre.
Covid, l’allarme di Galli: “Con le varianti il virus può infettare oltre 1 metro e mezzo”
“La variante inglese diventerà prevalente, se già non lo è”. Lo ha affermato Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, intervenendo ad Agorà su Raitre. “Una velocità di trasmissione maggiore del 37 o del 40% – ha spiegato Galli – vuol dire che probabilmente il virus va anche più lontano del solito metro e mezzo e infetta più efficacemente bambini e ragazzi anche se per fortuna non sembra più capace di ammazzare”. “Una concentrazione magari anche inferiore delle famose goccioline – ha aggiunto l’infettivologo – riesce ad arrivare qualche centimetro più in là e ad arrivare ugualmente ad infettare per la maggiore affinità di questa variante per i nostri recettori cellulari. Sono ipotesi che hanno una loro logica e che ci spaventano in modo particolare”. “Le cose non stanno andando per niente bene. Certi comportamenti sono a dir poco sciagurati, frutto dell’illusione di aver messo alle spalle qualcosa che invece abbiamo ancora davanti.
Roma, via libera ad assunzioni Atac entro la fine dell'anno: 330 nuovi autisti e 82 operai
Raggi: "In due anni sono circa 800 dipendenti in più". Roma Capitale ha dato il via libera al piano delle assunzioni di Atac per il 2020: l'azienda di trasporto pubblico locale potrà contare su 330 nuovi autisti e 82 operai da inserire nell'organico entro fine anno. Lo prevede una delibera di Giunta capitolina, che autorizza il rappresentante dell'amministrazione a esprimere parere favorevole al piano durante la prima Assemblea ordinaria dei soci di Atac. Lo rende noto un comunicato. "Il risanamento di Atac passa anche attraverso l'assunzione di nuovi dipendenti - sottolinea la sindaca di Roma, Virginia Raggi - nuova forza lavoro a sostegno dell'azienda. Oltre ad aver aumentato la flotta, il piano prevede l'arrivo di 412 nuove risorse per il 2020, solo nel 2019 abbiamo assunto 250 autisti e 135 operai. In due anni sono circa 800 dipendenti in più. Grazie al percorso avviato abbiamo comprato nuovi bus e ricominciato ad assumere. Un bel risultato per un'azienda che abbiamo trovato con oltre 1,3 miliardi di debiti".
27,6 MILIONI DI EURO DI ‘TASSE’ RECUPERATE PER LE CASSE DI ROMA CAPITALE
Oltre 27,6 milioni di euro di ‘tasse’ recuperate per le casse di Roma Capitale, che sarebbero rimasti incagliati nella durata dei relativi contenziosi tributari generando costi di gestione. È questo il risultato per quest’anno della ‘pace fiscale’. Ringrazio gli uffici coinvolti e i cittadini che si sono avvalsi della possibilità, consentita dall’Amministrazione in base alla legge, di rinunciare a proseguire nelle controversie instaurate su Imu (imposta municipale propria), Tari (tariffa sui rifiuti) e Cip (canone iniziative pubblicitarie), solo per citare alcuni tributi, pagando un importo ridotto rispetto a quello previsto. Anche per il 2019 Roma Capitale ha adottato, infatti, con delibera dell’Assemblea Capitolina, la ‘definizione agevolata delle liti tributarie pendenti’. In sostanza i cittadini interessati presentando un’istanza di adesione e versando una somma ridotta, in relazione al grado e all’esito della lite, hanno potuto chiudere la loro posizione con il fisco.
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