Ha deciso di scrivere il proprio testamento e lasciare i propri beni in eredità alla seconda moglie e al cane, ma non ai figli. Sta facendo il giro del mondo la storia di un agricoltore cinquantenne, residente in India. Il protagonista dell'insolita vicenda è Om Narayan Verma, un agricoltore che vive nel distretto di Chhindwara, nello stato indiano del Madhya Pradesh. L'uomo, che possiede oltre otto ettari di terreno, ha deciso di scrivere il proprio testamento, includendo nell'eredità la sua seconda moglie, Champa, ed il suo cane, Jacky. Il testamento. La donna ed il cane riceveranno metà terreno ciascuno, come spiegato dal diretto interessato all'agenzia di stampa Ani News: «Loro sono coloro che si sono presi di cura di me e mi hanno sempre supportato. Chiunque si prenderà cura di Jacky, alla sua morte, potrà ereditare quella parte di terra». La decisione sarebbe giunta dopo una furente lite tra il 50enne agricoltore e i figli.
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Scissione, caos, Intifada! Vanno avanti da otto anni. Da otto anni propalano la nostra fine, rovina, sparizione. E invece siamo sempre qua. Nel frattempo, altri provocavano scissioni nei loro partiti, per crearne di nuovi senza grande successo. Altri riverniciavano i nomi delle loro forze politiche. Noi, invece, discutevamo, certo. Votavamo, decidevamo insieme. Cambiavamo idea, anche questo è accaduto, non lo neghiamo. Ma crescevamo, nel frattempo. In otto anni, questi anni che secondo i profeti di sventura erano gli anni della scissione, del caos, dell’Intifada, il Movimento ha conquistato e amministrato (bene) grandi città, è entrato in Parlamento, poi c’è tornato come la prima forza eletta dai cittadini, è andato al governo dove ha consentito l’approvazione di leggi importantissime, ha voluto il taglio dei parlamentari passando attraverso un referendum stravinto.
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Alla fine Mario Draghi è salito davvero al Quirinale ieri, venerdì 12 febbraio, per annunciare la lista di ministri del suo governo, che giurerà oggi alle 12 al Quirinale. Il primo consiglio dei ministri potrebbe arrivare già domenica, mentre secondo i rumors la fiducia al Senato dovrebbe essere votata mercoledì e il giorno dopo dovrebbe toccare alla Camera. Ma chi ha vinto e chi ha perso con il governo Draghi, un mix tra tecnici e politici come da modello Ciampi ma nel quale per la prima volta dalla fondazione della Repubblica i partiti non hanno messo bocca, lasciando le scelte a SuperMario e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella? M5s, Salvini, Pd, Renzi: chi ha vinto e chi ha perso con il governo Draghi. Sicuramente il primo vincitore della partita politica è Matteo Renzi. Anche se Italia Viva vede ridotta a un solo nome (quello di Elena Bonetti, ma fino all'ultimo i renziani davano in ballo Teresa Bellanova) la sua rappresentanza nell'esecutivo, alla fine il piano del senatore di Scandicci per far lasciare a Giuseppe Conte Palazzo Chigi è riuscito, così come quello di far arrivare alla presidenza del Consiglio l'uomo che aveva sentito e sondato anche nei giorni precedenti allo scoppio della crisi di governo. Ma Italia viva diventa di fatto invisibile: via Teresa Bellanova, resta solo Elena Bonetti alla Famiglia. In più Renzi ha pagato un prezzo altissimo nei confronti dell'opinione pubblica: come aveva detto D'Alema ("Non si può mandare a casa l'uomo più popolare d'Italia per opera del più impopolare") attualmente il leader di Italia Viva è in fondo alla classifica dei politici per gradimento e molto probabilmente ci resterà ancora per tanto tempo. E prima o poi le elezioni politiche arriveranno. Due sicuri vincitori sono Matteo Salvini e Silvio Berlusconi.
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Il governo Draghi è ora realtà: il presidente del Consiglio, infatti, nella serata di venerdì 12 febbraio è salito al Quirinale, ha sciolto la riserva e presentato la lista dei ministri del suo esecutivo composto da 15 ministri politici (4 del M5S, 3 del Pd, 3 di Forza Italia, 3 della Lega, uno ciascuno per Italia Viva e Leu) e 8 tecnici. Il governo è oggi atteso al Quirinale, dove alle 12,00 è in programma la cerimonia di giuramento. Poi ci sarà il consueto scambio della campanella tra l’attuale presidente del Consiglio e il suo predecessore, Giuseppe Conte, e subito dopo il primo consiglio dei ministri.
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Pierpaolo Sileri sente che potrebbero essere i suoi ultimi giorni al ministero della Sanità. Abbiamo imparato a conoscerlo in Tv dove ha trovato casa ed usbergo in piena pandemia. Abbiamo imparato che è un bravo tecnico, come lui stesso si definisce. Non molto comunicativo, con una ritrosia che alcuni scambiano per spocchia, ma certamente preparato e di questi tempi sono doti auree. Nel grattacielo all’Eur costruito da Parnasi non è amato. I mandarinoni del ministero lo temono perché Sileri va in Tv e spiattella tutto senza problemi. Così ha criticato duramente la gestione scaduta e taroccata del piano anti pandemia. NIENTE SCONTI. Lo ha fatto entrando nel merito e dicendo nomi e cognomi, Guerra e D’Amario per esempio. Dice del piano: “Fermo al 2006 per la sciatteria dei dirigenti del ministero. Ora serve un’indagine interna”. Si fa molti nemici, ma serve l’interesse pubblico. Non si nasconde neppure quando c’è da attaccare, se pur indirettamente, il suo ministro Speranza, visto che i papaveroni dipendono da lui. Dunque se dovesse essere defenestrato, come gira voce, sarebbe proprio la nomenklatura ministeriale a brindare e danzare nel grattacielo con vista laghetto. Di lui si apprezza la conoscenza tecnica, è un medico, e il pragmatismo.
Leggi tutto: Sileri spauracchio dei poteri forti. Per lui c’è aria di conferma. Per oltre un anno in guerra coi...
Se prima bastava leggere i giornaloni per sapere che mai i poteri marci avrebbero consentito al governo Conte, il più “sociale” e lontano dalle lobby mai visto in Italia, di gestire i 209 miliardi del Recovery Fund, ora basta leggere i giornaloni e vedere i talk show per sapere che cosa ci aspetta nei prossimi mesi. Non sono trascorsi 10 giorni dalla crisi di governo e tutti già fingono di dimenticare chi l’ha scatenata. Cianciano di “crisi di sistema”, come se un bulletto col 2% facesse capoluogo. Sproloquiano di “fallimento della legislatura populista” e “vittoria dei competenti sugli incompetenti”, come se prima del 2018 l’Italia fosse stata governata da competenti, come se dal 2018 a oggi fosse stata governata da incompetenti e come se ora l’indubbia competenza di Draghi (in fatto di economia e finanza, non di altro) si estendesse automaticamente a tutti i rami dello scibile umano e, per contagio, a tutti i suoi futuri ministri. Di cui nessuno sa ancora nulla, ma a cui tutti (salvo FdI), hanno già garantito la fiducia. Al buio. Uscendo dalle consultazioni con le mani alzate e le braghe calate. Ora che anche 6 iscritti su 10 dei 5Stelle si son bevuti la supercazzola di Grillo sul Superministero della Transizione Ecologica e hanno dato il via libera al suicidio del M5S, oggi sposo di B. e dei 2 Matteo, sapremo finalmente tutto del governo che “salverà l’Italia”.
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Sono disperati. Nei partiti che hanno assicurato sostegno a Mario Draghi ormai è crisi di nervi. Il premier incaricato continua a non parlare di poltrone e, tra chi invoca spazi per le donne e chi incarichi ai migliori, la paura di restare senza un minimo di potere è grande. L’ex presidente della Bce non se ne cura e ha fatto capire che dei ministri parlerà soltanto con il Presidente della Repubblica, in un incontro che forse dovrebbe svolgersi già oggi. Dalla Lega alla sinistra sembra debbano arrendersi: nessun Ministero di peso sembra verrà offerto ai politici e per tornare a Palazzo Chigi dovranno accontentarsi di qualche strapuntino. ORE FRENETICHE. Draghi sulla squadra sta lavorando in grande silenzio, sicuro che ormai il suo esecutivo è blindato e che in Italia l’unico suo vero referente è il Capo dello Stato. Chiamerà prima di salire al Colle? Sembra che questa sia diventata l’ultima speranza dei leader delle diverse forze politiche. Tutti in fibrillazione, fatta eccezione per Giorgia Meloni che si è subito messa all’opposizione.
Leggi tutto: Draghi salirà oggi al Quirinale. Ma Super Mario non tratta sui ministri. Li nominerà col Colle....
Peppino Caldarola, giornalista che manca molto, mi chiese tre anni fa di scrivergli una riflessione sulla Lega per la rivista Italianieuropei. Restio a rispondere a tali sollecitazioni, per Peppino, visto l’affetto che avevo per lui, feci un’eccezione. Pubblicò il mio articolo il 14 giugno 2018. Il titolo, “Dalla Lega Nord a Salvini”, riassumeva bene quell’analisi. Su Salvini. La campagna elettorale dura da anni. Sistematica. Quotidiana. Ha cambiato la natura della Lega delle origini senza pregiudicare quel consenso. A Coblenza, nel febbraio 2017, ha partecipato con Marine Le Pen e altri al vertice dei nazionalisti europei. Nazionalista e non populista come pigramente è stato definito da intellettuali e politici progressisti. Ha tolto il Nord dal simbolo per affermare il partito in tutto il Paese. Su Giorgetti. Un amico, un parlamentare capace, allergico alla politica-spettacolo e superficiale, uomo dalle solide radici popolari a partire dall’amatissimo papà, pescatore e supertifoso del Varese, come il figlio. Il successo di Salvini, dipenderà, sostenevo, dalla capacità del centrosinistra di affondare il coltello nella piaga di contraddizioni macroscopiche. Cultura del lavoro, del rischio, del risparmio, della piccola proprietà, dell’autonomia. Questo è il Nord. Da noi, si dice, che un lavoro, se non è fatto bene, non è un lavoro. Sino a quando la sinistra non assumerà fino in fondo questo valore nella regione più popolosa e produttiva, la Lombardia, sarà sempre minoranza sociale e culturale. Quindi, politica. Al netto del fastidio per le autocitazioni, siamo costretti a partire da lì per capire cosa stia succedendo oggi. E siamo ancora qua. E già. Il centrosinistra non ha saputo incidere sulle evidenti contraddizioni del partito “Salvini Premier”. Giorgetti ha ritenuto, probabilmente ritiene da anni, che quelle contraddizioni non potevano durare. Da decenni la finanza comanda, i tecnici eseguono, i politici vanno in TV. Riconoscerlo, per un esponente politico, è la forma più feroce, ma onesta, di autocritica.
Leggi tutto: La sfiducia nei partiti è al 90%, ricordiamocelo
Correva l'anno 1978 e Lucio Battisti cantava "non lo so però ci sto". Anche i due Mattei sfascia-governi (per motivi che ai più ancora rimangono oscuri), solo all'apparire dell'aura stellata del guru dell'euro Mario Bros da Francoforte, si sono calati le braghe. Loro ci stanno, ci vogliono stare a qualunque costo nel Governo Draghi. L'hanno detto, accettano il pacchetto a scatola chiusa e non pongono veti. Non sanno chi lo comporra' ne' quale sarà il programma del nuovo Esecutivo, sanno solo che DEVONO essere della partita a tutti i costi. Se rimanessero fuori dalla stanza dei bottoni sanno che i 5 Stelle (e a rimorchio Pd e Leu), blinderebbero le loro leggi e il malloppo del Recovery Fund rischierebbe di non finire nelle saccocce giuste. Quelle stesse saccocce nell'interesse delle quali, vista la malparata grillina, prima l'uno, poi l'altro, hanno pensato bene di far cadere due governi. Quel pazzo visionario di Grillo ci è sceso da Genova per convincerle ad entrare nel nuovo Esecutivo Draghi quelle anime tormentate dei 5 Stelle. È sceso a Roma che se le stavano dando di santa ragione mentre il giornalone unico, già scosso da orgasmi multipli, evocava la scissione come cosa fatta.
Leggi tutto: 5 Stelle nel governo Frankenstein? Ok, ma solo se ci sono garanzie
l leader della Lega vuole entrare nell'esecutivo "europeista" di SuperMario. Perché punta a mandarlo al Quirinale dopo il semestre bianco e subito dopo andare alle elezioni e vincerle. Ma il suo piano potrebbe avere un intoppo. Ecco quale. Il governo Draghi sarà europeista ed atlantista, ha detto il presidente del Consiglio incaricato "con riserva" nel secondo giro di consultazioni con le forze politiche che si concluderà oggi. E proprio per questo SuperMario ha un problema con un nome e un cognome: Matteo Salvini. Il quale ha detto sì all'entrata in maggioranza sparigliando le carte nel centrodestra e, soprattutto, mettendo in seria difficoltà il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle. Ma ha anche fissato un limite temporale per la durata dell'esecutivo ("Noi ci saremo per i mesi che serviranno") e nel frattempo accetterebbe volentieri, come si suol dire, un incarico di ministro. Ambirebbe alla Difesa oppure all'Agricoltura: niente Interni, visto che lì rimarrà con tutta probabilità l'odiata Luciana Lamorgese. Intanto Silvio Berlusconi prova a ritagliare nuovi spazi per Forza Italia: "Non era pensabile una prosecuzione dell'esperienza precedente, né un suo allargamento. Occorreva qualcosa di totalmente nuovo". E Rutelli chiama in causa il governo Ciampi del 1993, già preso a modello da Draghi.
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Confessiamolo, non è un gran momento per assistere a discorsi lucidi sulle proposte politiche: la spasmodica attesa e le grandi aspettative del possibile prossimo governo Draghi e il fatto che per il momento sembrano volerci entrare praticamente quasi tutti i partiti hanno sdoganato posizioni fideistiche che confidano sul potere taumaturgico del governo che verrà. E invece un po’ di lucidità fa bene a noi e può essere d’aiuto anche a Mario Draghi, sicuro. In queste ore sta ottenendo lodi sperticate la proposta del premier incaricato di tenere aperte le scuole fino alla fine di giugno “per recuperare le giornate perse” durante la pandemia (riferiscono così i parlamentari che hanno partecipato alle consultazioni). Si alzano i cori: “Prolungare la scuola è il vero messaggio al Paese”, scrive l’ex senatore del Pd Stefano Esposito. “Dopo un anno la cui preoccupazione del Governo è stata la chiusura delle scuole […] la capite la differenza?”, fa notare l’ex deputato Fabio Lavagno. E via così: il giornalista de La Stampa Iacoboni scrive del passaggio “dalla propaganda a delle sane, semplici idee di governo” e gli editorialisti esultano. Tutto bene, per carità. Ma c’è un punto che forse vale la pena rimarcare: la proposta di prolungare l’anno scolastico fino a fine giugno era già stata lanciata dalla ex ministra Azzolina proprio a dicembre dell’anno scorso, poche settimane fa. In quel caso la reazione della stampa e della politica fu diametralmente opposta (cadendo spesso nella derisione) e il mondo della scuola pose obiezioni che valgono ancora oggi: la Cisl parlò di idea “inopportuna” chiarendo come ci fossero “scuole dove l’attività non si è mai interrotta, anzi, ci sono scuole in cui si è sempre lavorato tra mille difficoltà”. “Le scuole sono aperte, nessuno ha chiuso”.
Leggi tutto: L’estate a scuola? Se lo propone Azzolina è una scemenza, se lo dice Draghi ha perfettamente senso
Al Colle non hanno per nulla preso bene la decisione di demandare alla votazione su Rousseau il via libera (o meno) all’ingresso dei 5 Stelle nel nascituro governo Draghi. Sebbene la vittoria del “Sì” venga data per acquista, al Quirinale temono però che una eventuale rilevante affermazione del “No” possa avere degli effetti a cascata anche negli altri partiti e riaprire delle ferite mai completamente chiuse, specialmente nel PD dove sottotraccia esistono ancora delle sacche di forte dissenso a far parte di una maggioranza insieme alla Lega. Insomma, il rischio secondo gli uomini del Colle non sarebbe tanto sul risultato finale dove non vi sarebbero incertezze, quanto sull’aumento di dubbi e polemiche che potrebbero derivare da un rilevante risultato del no a Draghi e spezzare quel clima di positività che si è creato intorno all’ex banchiere Bce. Ma c’è anche un’altra ragione per la quale la votazione pentastellata su Rosseuau sta mettendo a dura prova la pazienza del Quirinale: potrebbe causare ritardi nello scioglimento della riserva da parte del premier incaricato. Come abbiamo più volte scritto, anche se da un punto di vista formale Mattarella non ha dato scadenze temporali, l’obiettivo era quello di arrivare entro la fine di questa settimana alla nascita del nuovo esecutivo.
Leggi tutto: Qui Radio Colle: il Quirinale infastidito per la votazione M5S su Rousseau
“Domani la priorità che porteremo al tavolo del professore Draghi, mentre altri si occupano di ministeri e di poltrone, sarà soprattutto la salute. C’è un modello lombardo che è il più avanzato dal punto di vista della messa in sicurezza della popolazione, delle vaccinazioni. Proporremo al professor Draghi il modello Bertolaso”. E’ quanto ha annunciato il segretario della Lega, Matteo Salvini, a margine di un incontro con il nuovo coordinatore del piano vaccini della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. “L’obiettivo – ha detto ancora il leader del Carroccio – è quello di mettere in sicurezza entro marzo tutta la popolazione anziana residente in Lombardia, stiamo parlando di 700 mila over 80, entro giugno se arrivano i vaccini promessi tutta la popolazione a rischio. La salute è la priorità per tutta Italia e quindi avere l’Italia in sicurezza e salute entro l’estate sarebbe fondamentale”.
Leggi tutto: Salvini vuole rifilare a Draghi il modello lombardo. Quello dei disastri di Fontana. “E’ il più...
Il rinvio delle prestazioni sanitarie è stato di quasi due mesi. Nel 68% dei casi l’appuntamento è stato rimandato sine die. Il primato spetta a gastroenterologia e urologia. Le liste d'attesa hanno accumulato ritardi strutturali e per smaltirle saranno necessarie risorse significative. Nei piani di Speranza c'erano 61mila assunzioni per colmare il gap degli ultimi 10 anni. Tra marzo e dicembre dell’anno scorso 27,9 milioni di italiani che avevano in programma una visita, esame o una operazione in una struttura sanitaria, hanno subito uno o più rinvii. Di questi, circa 13 milioni, si sono invece visti annullare del tutto una o più visite, esami o interventi. “Vi sono sicuramente ripercussioni sullo stato di salute. Il sistema sanitario cerca di trattare adeguatamente i casi urgenti o più gravi” dice Paolo Vineis vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità. Lo scienziato, la mente che analizza curve, andamenti e picchi dell’infezione come epidemiologo, fa riferimento per esempio a diagnosi tardive, per esempio quelle relative ai tumori.
Leggi tutto: Covid: stop a esami e interventi per metà degli italiani. Ritorno alla normalità? Non prima del...
Il cuore della squadra di governo sarà deciso nelle prossime ore da Mario Draghi in sintonia e collaborazione con il capo dello Stato Sergio Mattarella, il quale, nel suo discorso ha parlato di un “governo di alto profilo”, che non debba “identificarsi in alcuna forza politica”. Questo significa che, a meno di clamorosi colpi di scena, il nuovo esecutivo difficilmente sarà formato da politici, ma, bensì, da tecnici. L’ex numero uno della Bce vuole una significativa presenza di donne e per dare maggiore spazio alle forze politiche potrebbe offrire loro soprattutto posti di sottosegretari. Difficile invece che entrino in Cdm i leader di partito. È probabile che i ministeri-chiave per la gestione del Recovery Fund vadano a tecnici e uomini di fiducia del professore-banchiere: al Tesoro continua a circolare il nome di Daniele Franco insieme a quelli di Dario Scannapieco e Lucrezia Reichlin; allo Sviluppo economico potrebbero andare Andrea Prencipe, rettore dell’università Luiss o Carlo Cottarelli; Enrico Giovannini al Lavoro. Ci sarebbe spazio per un solo ministro per partito o al massimo due per quelli maggiori. I 5Stelle ambiscono a un posto per Luigi Di Maio e, nel caso di una seconda casella libera, Stefano Patuanelli o Stefano Buffagni. Sul fronte Pd circolano i nomi di Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini
Leggi tutto: Governo Draghi: sì ai politici, ma no ai leader. Ecco i nomi in pole
Draghi sì, Draghi no. Da burocrate complice “di chi sta affamando la nostra economia” a presidente del consiglio in un governo di salvezza nazionale votato anche dalla Lega. Cambiare idea è lecito (ci mancherebbe) e talvolta anche sintomo di intelligenza, politica e non. Certo è che le giravolte di Matteo Salvini nel giudizio sul premier incaricato sono parecchie. Come ha fatto notare, tra gli altri, il giornalista e debunker David Puente su Twitter, in passato il segretario della Lega ha criticato con toni durissimi l’ex capo della banca centrale europea ritenuto per molto tempo un ostacolo al sovranismo e dunque, aggiungiamo noi, all’ascesa della Lega. Il “presidente della Bce Draghi invita [gli] Stati a ‘cedere sovranità all’Europa’. Mavaffanbagno. Sovranità ai cittadini, non ai burocratici incapaci”. “Draghi si accorge che l’Europa non cresce, meglio tardi che mai…”. Così scriveva sui suoi canali social il segretario del Carroccio nell’estate 2014.
Leggi tutto: "Complice di chi sta massacrando la nostra economia". Quando Salvini attaccava a testa bassa l'ex...
Il Corriere della Sera, antica e già gloriosa testata italiana, nell’arco di due giorni riesce a pubblicare due articoli di infinito squallore, contro Rocco Casalino e Vito Crimi. Nessuna critica politica, nessun collegamento con la realtà, ma solo una imbarazzante serie di insulti, ironia penosa da asilo infantile, luoghi comuni da salottino, pietoso snobismo che non fa né ridere né piangere, ma solo vomitare. L’ennesima pessima prova di un giornalismo che vorrebbe raccontare il paese ma sa esprimere soltanto il proprio livoroso razzismo intellettuale, del quale -come ogni squadretta di bulli- va fiero anziché provare vergogna. Vito Crimi è un uomo onesto, per bene, che ha fatto e fa politica con le mani pulite, e sta reggendo con immane fatica, nel periodo peggiore della storia della Repubblica, il MoVimento 5 Stelle, prima forza politica in parlamento. Ringrazio Vito per il lavoro che svolge, e comprendo benissimo le critiche politiche che a lui -come a chiunque di noi- si possono porre, mentre non comprendo e non accetto queste squallide aggressioni a mezzo stampa, per le quali esprimo la mia più sentita solidarietà.
Leggi tutto: Vergogne a mezzo stampa
“La nostra visione dell’Italia sotto molti aspetti coincide”. Matteo Salvini esce dalla consultazione con Mario Draghi visibilmente soddisfatto. La Lega di fatto si considera a bordo del governo, “senza veti”. “Al centro del confronto – spiega il leader del Carroccio – ci sono stati sviluppo, imprese, crescita, cantieri e turismo. Noi non poniamo condizioni, a differenza di altri che dicono no a Salvini, alla Lega e ai sovranisti”. L’ex ministro degli Interni lo ribadisce con forza: “Dalla Lega nessuna condizione su persone, idee e movimenti, perché l’interesse nazionale supera quello personale o di partito, in una crisi figlia del caos della maggioranza uscente noi cerchiamo soluzioni mettendo al centro lo sviluppo”.
Leggi tutto: Ecco cosa si nasconde dietro la svolta della Lega su Draghi: qual è il vero obiettivo di Matteo...
L’assessore al Personale Antonio De Santis interviene sul merito delle assunzioni OEPA. Si tratta del personale, ex AEC, che nelle scuole affianca gli insegnanti di sostegno, per garantire una migliore autonomia degli studenti con disabilità. Gli operatori OEPA, che sono circa 3000, fino alla metà degli anni Novanta venivano inquadrati direttamente nell'organico del Comune. Il successivo blocco delle assunzioni ha portato il servizio in outsourcing. Gli OEPA stanno chiedendo d'invertire la tendenza e quindi hanno proposto, con una delibera popolare, di essere assunti. L'iniziativa è stata bocciata dal Campidoglio. Qualche settimana più tardi però la Sindaca ha predisposto, sulla questione, una memoria di giunta. Il provvedimento, criticato perché ritenuto di dubbia efficacia, viene invece difeso dall’Assessore al Personale che, con una lettera aperta, ha voluto far luce su “quello che i lavoratori OEPA devono sapere”.
Leggi tutto: Roma: Lettera dell’Assessore De Santis sulle Assunzioni OEPA: “Quello che i lavoratori devono...
Peccato che molti pentastellati non se ne siano accorti e altri preferiscano per default il ruolo delle vittime, ma l’incarico a Draghi è un successo del M5S e del governo Conte: ha costretto i poteri forti a uscire allo scoperto e Mattarella a gettare la maschera (o meglio a indossarne un’altra: in fondo è un democristiano e i democristiani non hanno volto, solo maschere). Avrebbero preferito di gran lunga, i poteri forti, che il Movimento implodesse, frantumandosi o ancor meglio avventurandosi sulla strada di un massimalismo reboante e senza sbocchi. Non che i pentastellati non abbiano commesso errori, alcuni gravi; però l'abilità di Conte, il sangue freddo di Di Maio e la lealtà critica di Di Battista hanno mantenuto in vita il governo più a lungo di quanto era stato preventivato dalle multinazionali, portando a significativi risultati e minacciando di poterne ottenere altri. Il Recovery Fund da più di duecento miliardi è stato l’evento che ha obbligato la santa alleanza di casta, liberisti all’italiana e giornalisti a forzare i tempi:
Leggi tutto: Francesco Erspamer: l’incarico a Draghi è un successo del M5S e del governo Conte: ha costretto i...
Giuseppe Conte apre alla nascita di un governo Draghi, ma solo a patto che sia un governo politico e non tecnico. È questo il sunto del discorso che il presidente del consiglio dimissionario ha pronunciato oggi davanti a Palazzo Chigi. "Ieri ho incontrato il presidente incaricato Mario Draghi - ha spiegato Conte durante una conferenza stampa convocata quasi a sorpresa -, è stato un colloquio lungo e molto aperto, al termine del quale gli ho fatto gli auguri di buon lavoro". "In queste ore - ha aggiunto - qualcuno mi descrive come un ostacolo alla costruzione di un nuovo governo. Evidentemente non mi conosce evidentemente non mi conosce o non parla in buona fede: i sabotatori cerchiamoli da un'altra parte". "Ho sempre lavorato e continuo a lavorare nell’interesse del Paese e perché si possa formare un nuovo governo" e "da questo punto di vista auspico un governo politico che sia solido e che abbia la sufficiente coesione per operare scelte eminentemente politiche. Perché le urgenze del Paese - ha sottolineato Conte - richiedono scelte politiche, non possono essere affidate a squadre di tecnici".
Leggi tutto: Giuseppe Conte vuole un governo politico (con il M5s dentro?)
Impegnandosi in un vero e proprio capolavoro shakespeariano, dopo aver accoltellato Enrico Letta e Giuseppe Conte, Matteo Renzi potrebbe riuscire nell’impresa di mettere nei guai anche Mario Draghi. Di mettere a rischio, cioè, il suo nome se non addirittura “bruciarlo”, in uno scenario in cui trovare una nuova maggioranza è sempre più difficile. E in un equilibrio di governo in cui – dato il “no” del M5s – il padrone di casa diventa Matteo Salvini. “L’ultima cosa possibile”, spiegava questa mattina a Omnibus il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, “è che il Pd si ritrovi a sostenere un governo di destra”. Ha aggiunto Andrea Orlando: “Non basta dire ‘è arrivato Draghi, Viva Draghi”. Il che spiega perché i numeri e i partiti che sosterranno il tentativo dell’ex presidente della Bce diventano un grande rischio per Draghi.
Leggi tutto: Dopo aver ingannato Mattarella, ora Renzi rischia di mettere nei guai anche Draghi
Il Corriere della sera attribuisce le seguenti frasi a Conte: “Era tutto già scritto. Renzi aveva già un accordo col Centrodestra. Salvini e Berlusconi gli hanno garantito che ci staranno, altri non potranno che accodarsi”. Conte ha ragione nella sostanza, ma – a mio parere – numerosi indizi riportano a un complotto diverso, tra Law-renzi d’Arabia e Berlusconi – il gatto e la volpe – del quale Salvini potrebbe essere stato solo spettatore. Il gatto e la volpe pensano infatti di poter trarre entrambi vantaggi da un governo “istituzionale”. Renzi perché spera di togliere il pallino a Zingaretti e “ridurre il Pd al 6% come ha fatto Macron con i socialisti in Francia” (parole attribuite a Renzi). Ovviamente, nella sua megalomania, pensa che i voti perduti dal Pd andranno a lui. Ma non credo che questo accadrà. Per Berlusconi il vantaggio starebbe invece nello sganciarsi da Lega e FdI: infatti Forza Italia voterà senza dubbio la fiducia, insieme a Italia Viva e Pd, e quindi sarà di fatto dalla parte che sostiene il governo “europeista”.
Leggi tutto: Dietro la caduta di Conte potrebbe esserci un accordo tra Renzi e Berlusconi. Del quale Salvini...
Ad evidenziare il paradosso è il deputato forzista Osvaldo Napoli: “Non nascondiamoci dietro un dito: chiunque rifiuti la prospettiva di un governo di alto profilo o dei migliori, sia della maggioranza o dell’opposizione, lavora per un Conte-ter. Una prospettiva, chiarisco, logica e comprensibile per la coalizione di centrosinistra. Ma del tutto illogica e surreale per le forze di opposizione che rischiano, in questo modo, di mostrare gravi limiti nel costruire un’azione politica nell’interesse del Paese”. E arriva al punto: “Meloni e Salvini – aggiunge – dovrebbero esserne consapevoli, e a poco serve chiedere il voto anticipato quando non c’è possibilità alcuna. Si invoca la luna per non sporcarsi con la realtà”. Ora, al di là dell’orientamento dei singoli partiti di centrodestra sull’eventualità del voto anticipato, è evidente che lo scioglimento anticipato delle camere è altamente improbabile: ai 45 giorni della campagna elettorale occorre infatti aggiungere un altro mese e mezzo per fare il governo e con un Recovery Plan da presentare in Europa entro fine aprile non ci siamo nei tempi, e rischiare di perdere anche solo una tranche dei fondi Ue non è proprio la migliore delle idee.
Leggi tutto: Unità nazionale o voto. Salvini costretto a tifare Conte per non spaccare la Lega. Se fallisce la...
Matteo Renzi, si vocifera in Parlamento, “ha dimostrato ancora una volta di essere un giocatore di poker. Ogni mossa che sta facendo va all-in”. La metafora rende in maniera plastica ciò che sta succedendo in queste settimane. Prima siamo sprofondati in una crisi che ad oggi ancora non ha una ragione chiara a tutti. Poi si è arrivati a mettere in discussione il governo e la persona di Giuseppe Conte. Infine si sta cercando di salvare il salvabile, accontentando i desiderata del leader di Italia viva: prima il programma e poi pensiamo alle persone. Partendo da qui, come sappiamo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di affidare un mandato esplorativo al presidente della Camera, Roberto Fico. Che sia un mandato esplorativo piuttosto singolare, però, è evidente a tutti. Come hanno sottolineato diversi costituzionalisti, questa volta – e costituisce un unicum – non si sta “esplorando” la tenuta di una presunta maggioranza, ma si sta sottoscrivendo un vero e proprio programma di legislatura. QUALCOSA NON TORNA.
Leggi tutto: Il programma prima del premier. Aria di trappolone per Conte. I leader decidono cosa fare, ma poi...
Secondo l'ultima rilevazione di Ixè, Pd e 5 stelle potrebbero tornare a Palazzo Chigi solo se si presentassero alle urne in coalizione con Iv, +Europa, Calenda e sinistra. Il secondo scenario ipotizzato dall'istituto vede il Movimento correre in solitaria: in questo caso il centrodestra vincerebbe a mani basse. L'ultima ipotesi si basa su una lista Conte alleata del centrosinistra, al quale rosicchierebbe parte dei voti. Ecco le proiezioni in Parlamento. È uno scenario politico inedito quello fotografato dall’ultimo sondaggio dell’istituto Ixè: se si andasse a votare oggi e la coalizione giallorossa si presentasse compatta, allargando il campo anche a +Europa, Verdi e Azione di Carlo Calenda, sia al Senato che alla Camera potrebbe ottenere la maggioranza assoluta, anche se a poca distanza dal blocco del centrodestra. La seconda ipotesi immagina invece che il Movimento 5 stelle decida di correre da solo, con uno schieramento tripolare analogo a quello del 2018. In questo caso Fi, Lega e Fratelli d’Italia potrebbero contare su un ampio vantaggio in entrambi i rami del Parlamento.
Leggi tutto: Sondaggi: alle urne Pd-M5s avanti se in coalizione con Iv. Senza Renzi ma con la lista Conte, è...
“Se finirà con un Conte Ter sarà stata la dimostrazione che Matteo Renzi ha fatto due mesi di casino solo per qualche poltroncina in più. Dall’1,5% finirà sotto l’1. Ma per certi giornali sarà sempre lui il vincitore. Misteri della stampa italiana”, rivelano gole profonde del Nazareno. Un rimpasto di governo con Conte al comando, invece, permetterebbe al segretario Pd di cambiare qualche casella e di vedere un dem entrare a Palazzo Chigi, magari proprio quel Goffredo Bettini così stimato dal segretario. Franceschini –raccontano i soliti bene informati in Transatlatico – era il meno favorevole a questo scenario e nel Partito Democratico era quello più disponibile a sacrificare direttamente lo stesso Conte, allargando la maggioranza ai centristi per garantirsi una base più ampia nella corsa al Quirinale (e rendere anche meno decisivo Renzi). Ma il suo disegno potrebbe essere finito in un vicolo cieco, visto che Conte è l’unico punto di equilibrio nella coalizione e Mattarella non vuole avvitarsi in una crisi lunga che possa sfociare alle elezioni. Quindi ora la battaglia si sposterà sui ministri. Renzi ne vuole addirittura quattro e punta a sostituire anche Gualtieri “per umiliarci”, dicono i Dem.
Leggi tutto: Retroscena: A Renzi non è bastato aver fatto cadere il governo, vuole umiliare il Pd e chiede 4...
Il portale sindromepostcovid-19.it ha pubblicato i primi risultati delle interviste fatte a 1025 volontari, ex positivi oggi negativizzati. Ma non è la sola indagine. Altri due progetti di ricerca sono già attivi in Italia: il primo realizzato da un gruppo di geriatri del policlinico Gemelli di Roma il secondo incentrato sul follow-up dei pazienti ricoverati tra maggio e ottobre nei padiglioni della Fiera di Bergamo. Sono passati dieci mesi da quando Irma, 55 anni, si è ammalata di Covid. Ma i vuoti di memoria, la perdita di concentrazione, i fischi alle orecchie e un’esagerata stanchezza continuano a far parte della sua vita. Irma è una delle oltre 1600 persone con sintomi post Covid che hanno partecipato al sondaggio promosso dal portale sindomeposcovid-19.it, un’idea del giornalista trentenne Enrico Ferdinandi – aiutato dagli amici Rubina Beneduce e Daniele Zerosi – colpito anche lui dal virus. Le testimonianze raccolte in questo database vengono messe a disposizione della comunità scientifica per favorire la ricerca sugli effetti collaterali provocati dall’infezione di Sars-Cov2. Da gennaio sono online i risultati dei primi 1025 intervistati, che integrano lo studio sui primi cento utenti pubblicato a fine novembre.
Leggi tutto: Il 45% degli ex positivi ha ancora sintomi dopo 7 mesi. Sindrome post Covid, le storie dei...
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